Dopo una seduta di netto recupero per Wall Street (con S&P 500 e Nasdaq entrambi su nuovi massimi martedì), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza è stata invece maggiormente contrastata, in assenza di quei fattori rialzisti (i positivi risultati trimestrali della Corporate America) che avevano sostenuto gli scambi a New York. Sfiora un declino dell'1% il dollaro australiano (sui minimi dall'11 marzo nei confronti del biglietto verde), dopo il debole dato sull'inflazione (piatta su base mensile nel primo trimestre) che potrebbe spingere la Reserve Bank of Australia a tagliare i tassi d'interesse per sostenere la ripresa. Il risultato è stato un calo intorno allo 0,50% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che ha azzerato i guadagni d'inizio sessione.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in progresso di circa lo 0,20% ma uno yen poco mosso sul biglietto verde non riesce a sostenere la performance di Tokyo: il Nikkei 225 perde infatti lo 0,27% (fa anche peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,67%). Sul fronte macroeconomico, l'indice delle attività industriali del Giappone è cresciuto dello 0,4% annuo in febbraio ed è sceso dello 0,2% su base mensile rettificata. Il Corporate Services Price Index (Cspi, l'indice dei prezzi dei servizi alle imprese) del Sol Levante è invece aumentato dell'1,1% annuo in marzo, come in febbraio. L'indice è in espansione costante da 68 mesi consecutivi.

Come nota Bloomberg, Shanghai e Shenzhen hanno tratto scarso beneficio, per lo meno in avvio di seduta, dall'intervento della People's Bank of China a sostegno della liquidità nel sistema bancario: l'istituto centrale di Pechino ha iniettato 267,4 miliardi di yuan (pari a poco più di 35 miliardi di euro) in favore di alcune banche commerciali tramite una targeted medium-term lending facility (Tmlf). A circa un'ora dallo stop alle contrattazioni Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno però ridotto le perdite iniziali e si muovono tra alti e bassi intorno alla parità, contro il guadagno di circa lo 0,60% dello Shenzhen Composite (l'indice cinese a maggiore componente tecnologica sente l'influsso delle positive trimestrali di eBay e Texas Instruments). Arretramento invece per Hong Kong: l'Hang Seng perde infatti circa lo 0,50% (poco peggiore la performance dell'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in flessione intorno allo 0,60%). A Seoul il Kospi è in declino di oltre l'1% mentre a Sydney è stato dello 0,98% il guadagno dell'S&P/ASX 200 in chiusura, al traino ancora dei corsi del greggio.