Dopo un'altra seduta di recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi ancora il Nasdaq, apprezzatosi mercoledì dell'1,13%), la tendenza si fa maggiormente contrastata alla riapertura degli scambi in Asia, ancora con un Donald Trump protagonista, in positivo ma anche in negativo. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il presidente Usa potrebbe rinviare di sei mesi la decisione sui dazi da imporre alle importazioni di vetture made in Ue che era attesa per sabato. D'altra parte Trump ha approvato una misura che vieterebbe le infrastrutture per le telecomunicazioni prodotti da Paesi considerati "avversari". Mossa apparentemente focalizzata proprio sulla cinese Huawei Technologies. Intanto mercoledì lo U.S. Secretary of the Treasury Steven Mnuchin aveva dichiarato che probabilmente si recherà presto in Cina per continuare i negoziati commerciali, dopo la frenata arrivata in scia all'aumento dei dazi deciso da Trump e alla rappresaglia di Pechino. Il risultato è stato comunque un declino intorno allo 0,20% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che si muove non lontano dai minimi dallo scorso 30 gennaio.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in moderato rialzo ma il parallelo rafforzamento dello yen sul biglietto verde contribuisce alla performance negativa di Tokyo: in chiusura il Nikkei 225 perde infatti lo 0,59% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,43%). Sul fronte macroeconomico, in aprile i prezzi alla produzione sono saliti in Giappone dell'1,2% annuo, in lieve frenata rispetto all'1,3% di marzo ma sopra all'1,1% del consensus. Su base sequenziale si è invece registrato un rialzo dello 0,3% come in febbraio e marzo, contro il progresso dello 0,2% atteso dagli economisti.