In presenza di un'ampia serie di dati macroeconomici la seduta dell'Asia è però condizionata dal sell-off abbattutosi mercoledì a Wall Street sul comparto dei semiconduttori e della tecnologia in generale: tra i peggiori dell'S&P 500 si sono piazzati Micron Technology, Applied Materials e Nvidia (con perdite del 7% -9%), mentre nel Dow Jones Industrial Average i titoli più colpiti (con l'eccezione di Visa) sono stati i colossi Apple, Microsoft e Intel. Di riflesso a Seoul, Samsung Electronics ha perso il 3,42% contribuendo al declino dell'1,45% del Kospi (e la performance è stata simile per la piazza di Taiwan, a elevata componente tecnologica).

Dall'edizione del Beige Book relativa al periodo dal 6 ottobre al 17 novembre diffusa mercoledì dalla Federal Reserve (Fed) sono emerse ulteriori indicazioni per un rialzo dei tassi d'interesse Usa nel meeting di 12-13 dicembre del Fomc. Abbastanza per stabilizzare il dollaro e spingere in ribasso di circa lo 0,20% lo yen sul biglietto verde. E a Tokyo, nonostante il declino dell'1,50% segnato dal sotto-indice dell'elettronica, il Nikkei 225 ha chiuso in progresso dello 0,57% (ha fatto peggio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque dello 0,33%). Sul fronte macroeconomico, in ottobre la produzione industriale è cresciuta in Giappone del 5,9% annuo, in netta accelerazione rispetto al 2,6% della lettura finale di settembre (5,3% in agosto) ma sotto al 7,1% atteso dagli economisti.

Sedicesimo mese consecutivo sopra la soglia che separa espansione da contrazione invece per il manifatturiero della Cina. Secondo quanto comunicato dall'Ufficio nazionale di statistica di Pechino, l'indice Pmi manifatturiero è infatti cresciuto a 51,8 punti nel mese in chiusura dai 51,6 punti di ottobre e contro i 51,5 punti del consensus del Wall Street Journal. Ma sulle piazze cinesi continua a regnare la volatilità. In chiusura Shanghai Composite e Shanghai Csi 300 hanno infatti perso lo 0,62% e l'1,18% rispettivamente, contro la flessione dello 0,90% segnata dallo Shenzhen Composite. Netto arretramento anche per Hong Kong: a circa un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in declino intorno all'1,30% (e la perdita è sostanzialmente uguale per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China). Seduta negativa anche per Sydney, con la flessione dello 0,69% registrata dall'S&P/ASX 200.