Dopo lo scivolone di Wall Street (peggiore dei tre principali indici Usa il Nasdaq, crollato lunedì del 3,03%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza è rimasta ampiamente negativa in scia alle perdite registrate dal settore tecnologico a New York: Apple, Microsoft, Facebook, Nvidia tra i più colpiti a fronte del tracollo del 3,79% segnato dall'indice Technology dell'S&P 500. Vendite sull'automotive nipponico dopo l'arresto su accuse di cattiva condotta (ed evasione fiscale) di Carlos Ghosn, numero uno di Renault (che aveva chiuso in flessione dell'8,43% lunedì a Parigi), come pure di Nissan Motor e dell'alleanza tra le due case autobilistiche e l'altra giapponese Mitsubishi Motors. E proprio Mitsubishi ha segnato la peggiore performance a Tokyo con un crollo del 6,85% (5,45% è stato invece il declino di Nissan).

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è sostanzialmente invariato dopo essere sceso sui minimi di due settimane lunedì, mentre lo yen si muove sui massimi da inizio novembre sul biglietto verde. Nonostante gli analisti ritengano improbabile un ulteriore rafforzamento della divisa nipponica, la sua solidità contribuisce alla seduta negativa di Tokyo: il Nikkei 225 chiude infatti in ribasso dell'1,09% (ha fatto meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,73%).

In scia al crollo del Nasdaq la debolezza del settore It condiziona la performance di Seoul (Samsung Electronics e Sk Hynix segnano perdite del 2-3%) e al termine degli scambi è dello 0,95% il calo del Kospi. Sul fronte macroeconomico, in ottobre i prezzi alla produzione sono calati in Corea del Sud dello 0,4% sequenziale, contro il progresso dello 0,3% di settembre. Si tratta del primo declino da quello dello 0,1% registrato nel novembre 2017. Decisa frenata anche per i mercati della Cina che accelerano le perdite proprio in chiusura: alla fine Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 segnano cali del 2,10% e il 2,31% rispettivamente, contro la flessione del 2,72% dello Shenzhen Composite. Molto male anche Hong Kong: a circa un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in contrazione di oltre il 2% (e la performance è solo marginalmente migliore per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China). A Sydney è stato invece dello 0,39% il declino dell'S&P/ASX 200 al termine della sessione.