All'avvio dell'ottava a ranghi completi (lunedì tra i principali indici della regione avevano scambiato solo Tokyo e Sydney), i mercati dell'Asia vanno in scia al rally dei titoli tecnologici di Wall Street: lunedì la seduta era stata contrastata per gli indici newyorkesi, ma il Nasdaq aveva guadagnato lo 0,73% chiudendo su nuovi massimi storici. Il tono positivo della giornata è confermato dall'apprezzamento intorno allo 0,50% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, tornato a muoversi sui massimi dal giugno 2015. Sul fronte valutario, il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa Usa nei confronti delle altre dieci principali valute, è in marginale declino. Anche lo yen, però, perde nei confronti del biglietto verde (si era deprezzato dello 0,30% già lunedì), e questo aiuta la piazza nipponica a bissare la positiva performance segnata il 1° maggio: il Nikkei 225, che aveva guadagnato lo 0,59% lunedì, chiude in crescita dello 0,70% (performance sostanzialmente uguale per l'indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,67%). Sul fronte macroeconomico, la lettura finale per aprile dell'indice Pmi del Giappone stilato da Markit/Nikkei è stata rivista al ribasso da 52,8 a 52,6 punti, ma segna comunque l'ottavo mese consecutivo in fase espansiva. A Seoul, la tendenza positiva dei titoli tecnologici viene confermata dal progresso superiore al 2% toccato in intraday da Samsung Electronics. Guadagno poi eroso nel corso della seduta, con il titolo che si allinea sull'apprezzamento intorno allo 0,60% del Kospi.

Sul fronte delle materie prime, a fronte di un declino intorno allo 0,20% per il petrolio, da segnalare la performance del rame: il metallo rosso guadagna circa lo 0,80% a Londra (il London Metal Exchange era rimasto chiuso per il 1° maggio), dopo che lunedì aveva toccato un progresso del 2,50% in intraday al Comex. E a Sydney la seduta è contrastata per minerari e petroliferi, ma sono soprattutto i finanziari (la Rba ha lasciato ancora invariati i tassi d'interesse ai minimi storici dell'1,50%) a spingere al ribasso l'S&P/ASX 200, che limita comunque allo 0,10% le sue perdite (lunedì si era apprezzato dello 0,55%). Nei giorni scorsi sono usciti i dati sugli indici Pmi di Pechino (in aprile è calato a 51,2 punti dai 51,8 punti di marzo quello ufficiale, mentre quello elaborato da Markit/Caixin è peggiorato da 51,2 a 50,3 punti) e i segnali non particolarmente positivi che ne emergono contribuiscono alla contrastata seduta delle piazze cinesi. A circa un'ora dallo stop alle contrattazioni, infatti, Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono lo 0,40% e lo 0,50% rispettivamente. In negativo anche lo Shenzhen Composite che, ancora grazie alla spinta dei titoli tecnologici, si muove però appena sotto la parità. Sostanzialmente invariato anche l'Hang Seng di Hong Kong (fa decisamente peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in flessione dello 0,50% circa).