Dopo un avvio d'ottava in negativo per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi del 2,44% lunedì), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza ribassista innescata dall'ennesimo tracollo dei corsi del greggio è proseguita. Dopo avere chiuso lunedì al New York Mercantile Exchange in negativo per 37,63 dollari il barile i future sul Wti in consegna a maggio sono tornati a scambiare in positivo (per quanto di appena poco più di un dollaro al barile). L'industria petrolifera sconta le incertezze legate alla durata del lockdown per l'epidemia di coronavirus e al conseguente crollo dei consumi di combustibile fossile (come punta dell'iceberg di una recessione globale). E il risultato è stato un ribasso superiore al 2% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, continua a rafforzarsi ma il parallelo rialzo dello yen sul biglietto verde contribuisce alla performance negativa di Tokyo: il Nikkei 225 perde infatti l'1,97% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dell'1,15%). Titoli di peso come Fast Retailing e Softbank Group hanno segnato flessioni di quasi il 4% in intraday ma il peggiore perfomer della piazza nipponica è Jgc Corporation, gruppo dell'engineering strettamente legato al settore petrolifero (crollato di oltre il 6%).

Mentre Pechino ha annunciato che i nuovi contagi da Covid-19 sono stati 11 (con nessuna vittima), il governo di Hong Kong prolungherà di altre due settimane le misure di distanziamento sociale. E intanto lunedì Fitch Ratings aveva peggiorato il giudizio sul credito di Hong Kong da AA ad AA-, con outlook stabile. A meno di un'ora dal termine degli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 registrano un declino intorno all'1% entrambi, contro la flessione di circa lo 0,90% dello Shenzhen Composite. Molto male Hong Kong: l'Hang Seng perde infatti intorno all'1,80% (e la performance è sostanzialmente uguale per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China). Contrazione di circa l'1,50% a Seoul per il Kospi, mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 segna una perdita del 2,46% al termine della sessione.

(RR - www.ftaonline.com)