Dopo un avvio d'ottava in deciso recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi ancora il Nasdaq, apprezzatosi del 2,21%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza si è fatta maggiormente contrastata, per quanto la corsa di Shanghai e Shenzhen non sembra voglia fermarsi, dopo il rally di lunedì. Principale fattore ribassista, per altro, sono proprio speculazioni sulla solidità del rimbalzo delle piazze della Cina continentale, secondo alcuni orchestrato direttamente da Pechino per ridare lustro a un'economia colpita duramente dall'epidemia di coronavirus e che deve sempre fare i conti con la guerra commerciale voluta da Donald Trump. E il risultato è una perdita intorno allo 0,20% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, comprensibilmente in correzione dopo avere guadagnato il 7% nelle precedenti cinque sessioni.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è sostanzialmente invariato come lo è lo yen sul biglietto verde. E a Tokyo il Nikkei 225 perde lo 0,44% (fa poco meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,34%). Sul fronte macroeconomico, in maggio la spesa delle famiglie in Giappone è crollata del 16,2% annuo, contro il declino del 12,2% del consensus di Reuters e segnando la peggiore performance da quando si è iniziato a elaborare la statistica nel 2001. L'indice anticipatore del Sol Levante è invece salito in maggio a 79,3 punti dai 77,7 punti della lettura finale di aprile, quando si era attestato sui minimi dai 74,2 punti del marzo 2009.

Secondo quanto riporta Reuters, il rally dei mercati cinesi è stato sostenuto dalla propaganda di Pechino che ha sottolineato l'importanza di "promuovere un sano mercato rialzista" e la tendenza attuale ricorda periodi come il 2007 e il 2015 quando furono soprattutto gli investitori retail a spingere i guadagni. A meno di un'ora dal termine degli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 segnano progressi intorno all'1,10% e all'1,40% rispettivamente, contro un progresso di ben oltre il 2% per lo Shenzhen Composite. In negativo invece Hong Kong: l'Hang Seng perde infatti circa lo 0,70% (e l'andamento è simile per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica). A Seoul il Kospi registra una flessione intorno allo 0,90% circa mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 limita allo 0,03% il suo declino in chiusura.

(RR - www.ftaonline.com)