Dopo una seduta in frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici Usa il Nasdaq, deprezzatosi mercoledì dello 0,45%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza ribassista si consolida in scia ad aumentati timori circa un esito negativo della guerra commerciale lanciata da Donald Trump contro Pechino. Come nota Bloomberg, anche se il consensus generale è che le due maggiori economie del mondo riescano alla fine a raggiungere un accordo, crescono le voci che mettono in dubbio un risultato positivo: Goldman Sachs, per esempio, vede oggi maggiori possibilità di una situazione di stallo, mentre Nomura Holdings è passata ad attendersi una decisa escalation delle tariffe commerciali. I verbali relativi al meeting del Fomc di 30 aprile-1° maggio hanno evidenziato una Federal Reserve ancora impegnata in una politica "paziente", che esclude quindi un intervento sui tassi d'interesse in futuro, ma il complessivo ottimismo dell'istituto centrale di Washington va anche letto con il fatto che l'incontro si era tenuto prima dell'attacco di Donald Trump che aveva portato al congelamento dei negoziati con la Cina. Clima negativo che si riflette nella perdita intorno allo 0,70% toccata in intraday dall'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, tornato a scambiare sui minimi di quattro mesi.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in marginale progresso ma le tensioni commerciali spingono di nuovo gli investitori a considerare lo yen un bene-rifugio e questo contribuisce a deprimere i corsi della piazza di Tokyo. In chiusura il Nikkei 225 di Tokyo perde infatti lo 0,62% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,36%). Sul fronte macroeconomico, nuova frenata in maggio per l'attività manifatturiera del Giappone, che torna sotto la soglia che separa crescita da contrazione dopo appena un mese: l'indice Pmi stilato da Markit/Nikkei è infatti calato su base preliminare a 49,6 punti dai 50,2 punti della lettura finale di aprile e contro attese degli economisti per un incremento a 50,5 punti.