Dopo un avvio d'ottava in netta frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq, deprezzatosi dell'1,12% lunedì), la tendenza in negativo è proseguita alla riapertura degli scambi in Asia. Primo fattore ribassista ancora la guerra commerciale, anche se in questo caso l'obiettivo di Donald Trump non è la Cina, bensì Argentina e Brasile: i due Paesi sudamericani sono stati accusati dal presidente Usa per la "massiccia svalutazione delle loro valute" e per questo rischiano nuove tariffe commerciali sull'export di acciaio e alluminio. Tensioni anche in Europa, con dazi del 100% considerati su 2,4 miliardi di merci francesi (formaggi, champagne, cosmetici), in rappresaglia per il nuovo regime fiscale di Parigi relativo ai servizi digitali, che andrebbe a colpire colossi Usa come Google, Facebook e Amazon. Il risultato è stato un declino intorno allo 0,40% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in moderato rialzo ma il parallelo declino dello 0,20% dello yen sul biglietto verde non riesce a sostenere la piazza di Tokyo: il Nikkei 225 chiude infatti in ribasso dello 0,64% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,45%). Sul fronte macroeconomico, la base monetaria del Sol Levante è cresciuta in novembre del 3,3% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al progresso del 3,1% di ottobre (3,0% in settembre). La base monetaria del Giappone si è attestata lo scorso mese a quota 517.630 miliardi di yen, contro i 517.100 miliardi di ottobre (513.826 miliardi in settembre).