Dopo una chiusura d'ottava in netto recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi ancora il Dow Jones Industrial Average, in rally del 3,15% venerdì), la tendenza in positivo è proseguita con l'avvio della nuova settimana in Asia, per quanto con un tono maggiormente contrastato. A sostenere Wall Street avevano contribuito i dati sul lavoro Usa, segnati a sorpresa dal calo della disoccupazione al 13,3% in maggio, contro il 14,7% di aprile, e un altro fattore rialzista è arrivato nel weekend, con la prevista decisione dell'Organization of the Petroleum Exporting Countries (Opec, l'organizzazione dei 14 maggiori produttori di petrolio con riserve provate superiori al 70% del totale mondiale) e dei suoi alleati di prorogare fino alla fine di luglio il taglio dell'output di greggio da 9,7 milioni di barili al giorno. E il risultato è un indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, in progresso di circa lo 0,30% nell'ottava sessione consecutiva d'espansione.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in declino per l'ottava seduta di fila ma il parallelo moderato rafforzamento dello yen sul biglietto verde non impedisce a Tokyo di chiudere in positivo: alla fine il Nikkei 225 guadagna infatti l'1,37% (ha fatto peggio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque dell'1,13%). Sul fronte macroeconomico, il Pil del Giappone è calato del 2,2% annuo nel primo trimestre 2020, contro il crollo del 7,2% della lettura finale relativa al precedente periodo ma meglio rispetto alla flessione del 3,4% del dato flash di maggio. Due periodi consecutivi di contrazione (quella del quarto trimestre era dovuta all'aumento dell'imposta sui consumi dall'8% al 10% introdotto a inizio ottobre) che portano comunque il Sol Levante in recessione.

In maggio le esportazioni dalla Cina, calcolate in dollari, hanno registrato una contrazione del 3,3% annuo, dopo la precedente crescita del 3,5% e il declino del 7,0% del consensus di Reuters. Le importazioni sono invece crollate del 16,7% annuo, declino più netto dal gennaio 2016. A meno di un'ora dal termine degli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 sono in rialzo di circa lo 0,20% e lo 0,50% rispettivamente, contro uno Shenzhen Composite che si muove intorno alla parità. Contrastata la piazza di Hong Kong: l'Hang Seng guadagna infatti circa lo 0,10% (segno opposto per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in ribasso intorno allo 0,50%). A Seoul è di circa lo 0,10% il guadagno del Kospi. La piazza di Sydney è invece rimasta chiusa per la celebrazione del Queen's Birthday.

(RR - www.ftaonline.com)