Banca MPS si conferma sotto pressione e prolunga nell'ultima seduta dell'ottava la correzione partita il giorno prima dopo la pubblicazione dei risultati al 30 giugno. Nel secondo trimestre il risultato netto di pertinenza della capogruppo è pari a -845,2 milioni di euro da +65,2 milioni nello stesso periodo del 2019. Il risultato è stato penalizzato da "componenti non operative negative per 384 milioni di euro per accantonamenti a fronte di rischi legali e impegni contrattuali (legati a cessioni di assets), contributi straordinari ai fondi di sistema e oneri riferibili all'operazione di derisking". Il cda dell'istituto senese comunica inoltre che venerdì scorso "sono pervenute ulteriori richieste stragiudiziali per 3,8 mld di euro da parte della Fondazione MPS": il petitum delle richieste stragiudiziali sale a 4,8 miliardi. MPS si riserva ogni azione a tutela del proprio patrimonio in risposta all'iniziativa della Fondazione. Intesa Sanpaolo dopo i conti ha confermato il rating "hold" ma il prezzo obiettivo è in revisione. Gli analisti non si aspettano che MPS venga coinvolta in operazioni di fusione o acquisizione fino a che non verrò ripristinata una solida base di capitale e non verranno ridotti i significativi rischi legali. Il titolo è sceso venerdì fino a 1,42 euro recuperando poi al di sopra di 1,45, comunque ancora molto al di sotto della chiusura di giovedì a 1,557 euro. A 1,421 si colloca il minimo del 3 agosto, supporto che deve essere rispettato per evitare la ripresa del trend ribassista visto dal massimo del 21 luglio. Sotto area 1,42 rischio di discese fino a ricoprire il gap rialzista del 29 maggio con base a 1,198 euro. Solo oltre area 1,70 il titolo dimostrerebbe di essersi riguadagnato il favore degli investitori e potrebbe tentare di tornare sul massimo di luglio a 1,983 euro.

(AM - www.ftaonline.com)