Dopo il deciso recupero di Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq, apprezzatosi martedì dell'1,95%), alla riapertura degli scambi in Asia l'andamento positivo è proseguito. Principale fattore rialzista, come a Wall Street, la comunicazione dell'ufficio dello U.S. Trade Representative Robert Lighthizer del rinvio per l'introduzione dei previsti nuovi dazi del 10% su 300 miliardi di merci made in China da inizio settembre al 15 dicembre. Tra i prodotti coinvolti smartphone, pc, consolle per videogiochi e, come a Wall Street, a beneficiarne sono stati soprattutto i titoli tecnologici e in particolare fornitori di Apple (in rally del 4,23% martedì al Nasdaq). Il ministero del Commercio di Pechino ha inoltre dichiarato che il vicepremier cinese Liu He ha parlato al telefono con Lightizer e con lo U.S. Secretary of the Treasury Steven Mnuchin e che i tre replicheranno il colloquio in due settimane. Primo risultato un guadagno di quasi l'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è stabile ma il parallelo rialzo dello 0,20% dello yen sul biglietto verde (dopo per altro la precedente contrazione dell'1,40%) non impedisce a Tokyo di chiudere in rialzo: il Nikkei 225 guadagna infatti lo 0,98% (fa peggio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque dello 0,87%). Sul fronte macroeconomico, in giugno gli ordini di macchinari industriali core (escludendo cioè quelli per la generazione elettrica e quelli navali) sono rimbalzati in Giappone del 12,5% annuo, dopo il declino del 3,7% di maggio e a fronte della flessione dello 0,6% attesa dagli economisti.