Jeffrey Schulze, director e investment strategist di ClearBridge Investments, affiliata Legg Mason, propone un'analisi approfondita sull'economia USA, di cui evidenzio tre punti chiave:

  • Gli indicatori di ClearBridge sul rischio recessione sono diventati leggermente più negativi, ma il rischio è ancora basso
  • Il confronto con situazioni passate simili a quella attuale suggerisce la possibilità di un significativo rimbalzo azionario nel 2019
  • Storicamente il raggiungimento del picco degli utili è arrivato circa tre anni prima dell'arrivo di una recessione

Il leggendario investitore Sir John Templeton disse una volta che "le quattro parole più pericolose negli investimenti sono: 'questa volta è diverso'." _Molti investitori, professionisti e non, hanno pronunciato questa frase, per poi rendersi conto di aver sbagliato clamorosamente. La carneficina di mercato del quarto trimestre 2018 ha fatto tornare la mente al 2008, e innescato un dibattito sull'arrivo della prossima recessione. In poco tempo lo S&P500 è sceso del 19% dal picco raggiunto a fine settembre. Con la liquidità destinata a restringersi, alcuni sostengono che gli investitori debbano prepararsi per ulteriori forti ribassi del mercato azionario. Le paure di un imminente crollo del mercato sono giustificate? _

Per scoprirlo, secondo Jeffrey Schulze, director e investment strategist di ClearBridge Investments, affiliata Legg Mason, bisogna innanzitutto definire cosa costituisce un "crollo del mercato". Per noi di ClearBridge si tratta di un ribasso maggiore del 20% di durata superiore a 12 mesi. Al contrario, definiamo semplicemente "fasi ribassiste" altri sell off importanti (15% e oltre) che durano meno di un anno. Si tratta di una distinzione significativa: la maggior parte degli investitori è infatti in grado di affrontare un breve periodo di agitazione causato da un ribasso, mentre in genere è molto più sensibile all'impatto sui portafogli di un possibile crollo del mercato.