Udienza nelle cause riunite C-364/18, ENI, e C-365/18, SHELL ITALIA (IT) (Norme italiane che ancorano il calcolo delle royalties dovute dai concessionari di coltivazioni di gas naturale al parametro QE, relativo al petrolio, anziché all'indice Pfor, relativo al prezzo del gas sul mercato – Compatibilità con il diritto dell'Unione?)

Le ricorrenti Eni *e *Shell Italia E&P *sono titolari, in Italia, di concessioni di coltivazione del gas naturale e sono tenute a corrispondere allo Stato italiano delle *royalties per lo sfruttamento del sottosuolo minerario.

Con ricorsi al TAR Lombardia, Eni e Shell hanno impugnato diversi atti del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero dell'Economia e delle Finanze e dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas e il sistema idrico, nei quali è stato adottato, quale criterio di determinazione delle royalties, l'indice della quota energetica (indice QE), secondo quanto stabilito dalla normativa nazionale, come interpretata dal Consiglio di Stato. L'indice QE è basato sulle quotazioni del petrolio.

Eni e Shell chiedono di ancorare la determinazione delle royalties a un indice diverso (e più basso) rispetto all'indice QE e cioè all'indice PFOR, ancorato ai prezzi del gas naturale. Se la loro domanda fosse accolta, dovrebbe concludersi che lo Stato avrebbe incassato royalties sulle produzioni di gas più alte di quelle legittimamente spettanti, con la conseguenza che esso sarebbe tenuto a restituire la differenza alle società interessate.

In questo contesto, il TAR Lazio ha deciso di rinviare alla Corte di giustizia la questione della compatibilità della normativa italiana con il diritto dell'Unione e in particolare con la direttiva 94/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 1994, relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi (GU L 164, pag. 3).