Deciso balzo in avanti per le borse dopo la Fed. La Federal Reserve ha confermato quello che tutti i mercati speravano, ovvero che sara' "patient" nel valutare futuri rialzi dei tassi e che sara' flessibile nella riduzione del suo bilancio, anche se per il momento lo strumento primario di politica monetaria resta quello della variazione dei tassi di interesse. In pratica la Fed ha fatto capire che per ora i tassi restano dove sono, al 2,25% -2,50%, livello raggiunto dopo i 4 rialzi del 2018, e che l'economia dovesse decelerare piu' del previsto rimarrebbe aperta l'opzione di diminuire la velocita' di riduzione del bilancio per evitare un drenaggio dannoso della liquidita'. Per adesso prosegue comunque la riduzione mensile fino a 50 miliardi. Viene quindi abbandonata, dopo tanti segnali contrastanti dati dai suoi membri che erano stati responsabili per il crollo dei mercati azionari di dicembre, la strada dei rialzi prefissati (solo pochi mesi fa dovevano essere 2/3 nel 2019) in favore di una navigazione a vista, legata all'andamento dei dati economici, presumibilmente dell'inflazione per prima. La frase "some further gradual increases" dei tassi di interesse e' sparita dalla comunicazione della banca centrale permettendo agli operatori di stappare bottiglie di spumante.

Immediata la risposta del dollaro, ai minimi da tre settimane, e delle borse, con il Nasdaq che sale piu' del 2%. Il clima era gia' positivo grazie al rialzo di Apple e di Boeing Co. e agli incontri che si stanno tenendo a Washington (e che proseguiranno giovedi') tra cinesi e americani, presenti il vice premier Liu He e il rappresentante del commercio Robert Lighthizer e il segretario del Teroso Steven Mnuchin per risolvere la guerra commerciale, quindi le parole della Fed hanno trovato subito terreno fertile. I dati di Facebook e Microsoft, Qualcomm, Tesla, Samsung e Sony, attesi nella giornata, potranno confermare o meno il ritrovato ottimismo, ma in ogni caso la stagione delle trimestrali per ora e' andata discretamente bene, sicuramente meglio di quello che si poteva ipotizzare dati i timori di rallentamento globale emersi negli ultimi mesi.