Dopo il recupero di ieri, quando la giornata si è conclusa con un progresso di oltre mezzo punto percentuale, ENI quest'oggi ha mostrato un andamento debole, fermandosi poco sotto la parità.

Il titolo ha terminato gli scambi a 13,816 euro, con un calo dello 0,16% e poco più di 11 milioni di azioni trattate, al di sotto della media mensile pari a circa 12,7 milioni di pezzi.

Al pari degli altri protagonisti del settore oil, ENI non ha beneficio dello spunto rialzista offerto dal petrolio, in rimonta dopo la flessione della vigilia.

A frenare il titolo hanno contribuito alcune indiscrezioni, riportate in particolare da Milano Finanza, secondo cui il Governo kazako sarebbe tornato alla carica nei confronti del consorzio, di cui è socio ENI con il 29,9%, che sviluppa il giacimento di  Karachaganak, in Kazakhstan.

Il quotidiano riferisce infatti che il Governo kazako potrebbe richiedere 1 miliardo di dollari alle compagnie petrolifere per lo sfruttamento del suddetto giacimento.

Per gli analisti di Banca IMI è potenzialmente negativa la notizia di un ulteriore onere fiscale per ENI.
La quota di quest'ultima in caso di una sanzione da 1 miliardo di dollari, sarebbe di circa 300 milioni di euro.

Gli esperti ritengono che la visibilità degli utili nell'area e l'affidabilità del Governo kazako in futuro possano rappresentare una preoccupazione chiave per il mercato.

Non cambia nel frattempo la view positiva su ENI che secondo Banca IMI merita una raccomandazione "buy", con un prezzo obiettivo a 20,3 euro.