Con una terza operazione consecutiva di acquisto di titoli di Stato USA, titoli delle Agenzie e titoli garantiti da mutui, la *Fed di New York *ha immesso *altri 75 miliardi di dollari *nei mercati della liquidità di breve. Tre giorni e tre operazioni straordinarie come non se ne vedevano dall'inizio della crisi dei mutui subprime rivelano un mercato della liquidità bancaria in grande difficoltà e che anche ieri ha registrato tassi overnight anche del 10%, circa cinque volte i tassi ufficiali posti come target.

Una *carenza di liquidità *nel mercato interbancario di breve, quello overnight appunto, che indica appunto una pesante carenza di cassa.
In tre giorni sono stati immessi sul mercato *più di 200 miliardi di dollari *per far fronte alle esigenze di brevissimo degli istituti di credito che oggi non appaiono in crisi come nel 2008, ma sono ugualmente alle prese con una criticità operativa non da poco. Le ragioni sono molteplici e sarebbero in parte dovute anche scadenze fiscali delle imprese e alla concomitante emissione di importanti tranche di titoli del debito statunitense.

Il Sole 24 Ore però sottolinea anche fattori più "strutturali" alla base di questa crisi di cassa, ossia il calo delle riserve bancarie presso la Fed dai massimi a 2.800 miliardi a 1.338 miliardi di dollari e la somma contraddittoria della politica restrittiva della Fed stessa con la politica fiscale espansiva di Donald Trump. Mentre nel 2018 la Fed riduceva il proprio bilancio e aumentava i tassi drenando la liquidità in eccesso degli anni passati sul mercato, Trump varava un taglio fiscale finanziato in deficit, ossia con l'emissione di titoli di Stato che assorbivano al contempo altra liquidità dal mercato (in quanto acquistati dal sistema finanziaria).