Emmanuel Macron, il presidente francese, lunedì sera in un messaggio alla nazione ha dovuto fare una retromarcia a tutta velocità "Lo sforzo richiesto era troppo pesante e non era giusto" ha detto, e dare ragione ai gilet gialli che stavano per avviare una vera rivoluzione sociale.

Per fare di questa collera una chance l'inquilino dell'Eliseo crollato nei sondaggi ha dovuto annunciare misure profonde e prendersi una parte della responsabilità di quanto accaduto e della emergenza sociale esplosa con gli scontri di piazza. Aumento del salario minimo di 100 euro senza oneri aggiuntivi per i datori di lavoro, attualmente è a 1.185 euro netti e a 1.578 euro lordi, lavoro straordinario non tassato e interruzione dei prelievi fiscali sulle pensioni sotto i 2000 euro sono stati i primi annunci di un'inversione a U del governo di Parigi.

Misure necessarie a scongiurare l'esplosione del conflitto sociale che non possono che ricordare le ragioni del governo italiano e di molti altri contesti non solo europei.

Il vicepresidente alla Commissione Europea Valdis Dombrovskis ha dovuto annunciare che monitorerà da vicino le nuove potenziali misure che si aggiungono agli sforamenti già anticipati da Parigi.

Chiaramente questo contesto, con la Francia che potrebbe dover sforare di misura le richieste UE, potrebbe influire anche sull'approccio di Bruxelles alla situazione italiana.

Le promesse di Macron potrebbero costare 10-11 miliardi e fare salire il deficit del 2019 al 3,6% del pil, ben oltre la soglia del 2,8% concordata con l'Europa. Parigi poi concorderà probabilmente nuovi tagli, dei risparmi aggiuntivi che dovrebbero riportare il rapporto al di sotto del 3,5%, comunque sempre oltre la soglia Ue del 3%. E anche sottraendo a questa cifra il costo una tantum degli aiuti alle imprese che pesano per lo 0,9% del pil, il ministro del Bilancio francese ha ammesso che il rapporto salirebbe comunque al 2,5%. Alla Commissione interessa anche la traiettoria del rapporto oltre che il suo valore, alla luce dei costi aggiuntivi bisognera' quindi capire se il ritorno all'1,7% nel 2020, promesso in precedenza, sarà ancora possibile.