"*Huawei *ha apportato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Essendo uno dei principali partner a livello globale di Android, abbiamo lavorato assiduamente sulla loro piattaforma open source per sviluppare un ecosistema di cui hanno beneficiato sia gli utenti che l'intero settore. Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti gli smartphone e tablet Huawei e Honor esistenti, ovvero quelli già venduti o ancora disponibili in tutto il mondo. Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza d'uso a tutti gli utenti a livello globale".

Con questa dichiarazione il colosso dei dispositivi mobili cinese Huawei ha risposto confermando una continuità operativa dopo il passo indietro di Google *(o meglio la sua controllante *Alphabet) ha sospeso le attività che richiedono scambi di hardware, software e servizi tecnici con il gruppo delle telecomunicazioni della Repubblica Popolare (eccetto quelli ovviamente disponibili in open source). In pratica Google avrebbe sospeso la licenza del sistema operativo Android *per i telefonini e tablet di Huawei sostanzialmente in ossequio all'inserimento della società cinese nella *black list statunitense delle società che potrebbero costituire un pericolo per la sicurezza nazionale Usa.

Si tratta di una lista nera appena stilata dall'Amministrazione Trump, tanto che l'inserimento di Huawei è dello scorso 16 maggio 2019. Tecnicamente è la Entity List *che il Bureau of Industry and Security (BIS*) ha in quella data emendato nel contesto delle Export Administration Regulations (EAR) aggiungendo appunto Huawei Technologies.