Il Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo, riunitosi il 31 marzo, per quanto riguarda l'offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di UBI Banca, conferma la proposta di conferimento di una delega al Consiglio di Amministrazione per l'esecuzione dell'aumento di capitale a servizio dell'offerta, all'ordine del giorno dell'Assemblea straordinaria convocata per il 27 aprile 2020.

La motivazione strategica dell'operazione assume ancora maggiore valenza nel contesto conseguente all'epidemia da COVID-19, in particolare per quanto riguarda le sinergie di costo nonché l'aumento del grado di copertura dei crediti deteriorati e la riduzione dei crediti unlikely to pay e in sofferenza.

Va infatti tenuto presente che le banche di minori dimensioni hanno ridotte possibilità di avvalersi delle leve dell'efficienza e della riduzione del profilo di rischio per fronteggiare un quadro economico sfavorevole e contrastare gli impatti sul tessuto sociale, a fronte del rafforzamento del ruolo di motore della crescita sostenibile e inclusiva e di punto di riferimento per la sostenibilità e la responsabilità sociale del Gruppo risultante dall'operazione.

Messina parlando dell'Ops su Ubi Banca ha dichiarato che quanto attiene l'offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Ubi Banca "siamo convinti che l'operazione, in questa fase così straordinaria, assuma ancora maggiore valenza strategica e rappresenti per Ubi Banca una prospettiva ancor più rilevante: elevata patrimonializzazione, robusta copertura dei crediti deteriorati, dimensione, diversificazione e capacità di investimento hanno ora più valore che in tempi normali".

Messina ha poi proseguito "la creazione di una banca in grado di generare ulteriori benefici per tutti gli stakeholder e di rappresentare un solido supporto all'economia reale e sociale rappresenta un rafforzamento complessivo del Paese".

Casomai il problema potrebbe essere ora nei prezzi: Intesa mette sul piatto 17 sue azioni ogni 10 di Ubi, con le quotazioni attuali vorrebbe dire che ciascuna azione di Ubi viene valutata 2,5 euro e che Ubi in totale viene valutata 2,8 miliardi di euro, molto meno dei 4,86 miliardi che erano il valore al momento dell'annuncio dell'operazione.

La risposta di Ubi non si e' fatta attendere, sempre il 31 marzo dalla banca guidata da Massiah e' arrivato un comunicato nel quale si ricordava che "Ubi, a differenza di banche anche di maggiore dimensione (e qui il riferimento nemmeno tanto velato e' ad Intesa che ha costituito la piattaforma di recupero crediti Intrum al di fuori del proprio perimetro), ha mantenuto al proprio interno tutte le soluzioni sistemiche e tutte le risorse umane dedicate alla gestione dei crediti non performanti. Tale soluzione non impegna quindi la banca al pagamento nel futuro di commissioni a gestori esterni".

L'amministratore di Ubi ricorda anche che i prezzi di cessione dei npl, tra i migliori del mercato "sono il risultato di una dinamica che vede un livello delle coperture dei crediti coerente con l'importante mole di garanzie che distingue Ubi dalla maggior parte dei propri concorrenti. Grazie a tale dinamica, le vendite sono state effettuate con impatti contenuti sul conto economico, consentendo il conseguimento di utili ricorrenti in crescita e il rafforzamento del capitale".

Ubi rigetta quindi l'idea che l'emergenza coronavirus possa fare aumentare l'entita' dei crediti deteriorati in pancia alle banche, in particolare per quelle di dimensioni minori, e che come sostenuto nel comunicato di Intesa le banche di minori dimensioni abbiano ridotte possibilità di avvalersi delle leve dell'efficienza e della riduzione del profilo di rischio per fronteggiare un quadro economico sfavorevole.

L'istituto guidato da Massiah sottolinea il miglioramento su tutti i principali indicatori di solidità utilizzati dal mercato. In particolare, l'importante riduzione dei crediti deteriorati è stata ottenuta grazie ad una efficace combinazione di cessioni a prezzi tra i migliori del mercato, una profonda conoscenza dei propri territori e un'altissima professionalità della piattaforma interna di recupero crediti. Questi sforzi hanno permesso di raggiungere un rapporto tra i crediti deteriorati lordi e il totale degli impieghi del 7,8% a fine 2019, addirittura del 6,9% se calcolato pro-forma per tenere conto della cessione massiva in corso. Questo ultimo livello porterebbe UBI Banca al secondo posto dopo Unicredit tra le maggiori Banche italiane.

Insomma, entrambe le banche sembrano voler proseguire per la propria strada, la predatrice facendo leva sulla situazione di emergenza e sulla necessita' di "fare gruppo" in un momento difficile, la preda invece convinta che le sue dimensioni relativamente ridotte possano essere un vantaggio, sottolinea anche il forte rafforzamento del CET1 ratio fully loaded, salito al 12,3% (dall'11,3% di fine 2018) o al 12,6% al netto dei dividendi.

(AM - www.ftaonline.com)