Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha aperto ieri ufficialmente la crisi di governo annunciando le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto. L'apertura del premier Giuseppe Conte a un "patto di legislatura" ieri pomeriggio non ha dunque frenato l'evoluzione della crisi in una rottura.

Renzi ha posto questioni di metodo e di merito al governo, chiedendo più chiarezza e condivisione nelle scelte, ma anche il ricorso al Mes e attenzione per le idee del proprio partito su temi che spaziano dalle infrastrutture alla scuola. Dura la reazione delle forze di maggioranza, che da M5S al Pd hanno ribadito il sostegno a Conte.

Renzi ha affermato però di non avere pregiudiziali aggiungendo anche però che "non c'è un solo nome per Palazzo Chigi". Italia Viva ha garantito il proprio sostegno a manovre urgenti come lo scostamento di bilancio e i ristori, ma la crisi è ufficialmente aperta e il suo esito è incerto.

Conte potrebbe andare in Parlamento per verificare l'esistenza di una maggioranza e dunque cercare di ottenere il supporto di un numero adeguato di parlamentari (al senato senza i 18 di Iv ne servirebbe almeno una dozzina). Un'altra strada potrebbe portare a un governo con la stessa maggioranza ma con un premier diverso (Renzi stesso avrebbe sussurrato il nome di Luciana Lamorgese), anche se non è certo che questa soluzione possa garantire la stabilità necessaria ad affrontare questa fase.

Il ritorno alle urne, per il quale però secondo Renzi non ci sono le condizioni, non si può escludere, sebbene l'attuale andamento dei contagi sconsigli questa ipotesi.

Rimane sullo sfondo la pressione del Quirinale per una rapida uscita dall'attuale stato di incertezza.

(GD - www.ftaonline.com)