Il Pil italiano si e' dimostrato in forte sofferenza nel secondo trimestre del 2020 ma a sorpresa il calo e' risultato molto inferiore rispetto a quello di paesi come la Francia a la Spagna assimilabili a noi come gravita' dell'impatto della pandemia di Covid-19.

Tra aprile e maggio il reddito nazionale e' effettivamente sceso del 12,4% su base trimestrale (rispetto al trimestre precedente) dopo il -5,4% del primo trimestre e del 17,3% su base annua (rispetto allo stesso periodo del 2019) portandosi al valore piu' basso della attuale serie storica calcolata a partire dal 1995, ma il risultato ha battuto, e di gran lunga, le aspettative piu' negative circolate di recente (ad esempio il -18% calcolato da Unicredit.

Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri commentando il dato ha potuto affermare, con un certo sollievo, che la flessione e' stata meno grave di quanto atteso. L'Istat, che ha reso noto il dato, sottolinea come si tratti di una valutazione preliminare e che comunque si tratta di un dato senza precedenti causato dal pieno dispiegarsi degli effetti economici delle misure di contenimento adottate a seguito dell'emergenza sanitaria.

In valore il Pil e' sceso nel secondo trimestre di 75 miliardi rispetto ai livelli standard del 2019 di 430 miliardi a trimestre arrivando a 356 miliardi. Il calo nel primo trimestre era stato di circa 25 miliardi, nei due trimestri sono quindi andati persi 100 miliardi di euro circa di Pil.

In Francia pero' il Pil del secondo trimestre e' risultato in calo del 13,8 rispetto al primo trimestre (-5,9% il primo trimestre) mentre in Spagna la contrazione congiunturale e' stata del 18,5%, quella annuale del 22,1%. Il valore italiano e' quindi molto piu' vicino a quello medio dell'Eurozona del -12,1% sul trimestre (-15% su base annua) che a quello dei nostri vicini che si affacciano sul Mediterraneo.

Meglio di noi ha fatto la Germania, con un -10,1%, un dato negativo da record che pero' potrebbe essere il punto piu' basso della parabola, una buona notizia per l'Italia il cui destino e' legato strettamente a quello tedesco.

L'Istat ha calcolato che la variazione acquisita per il 2020, ovvero il Pil che verrebbe archiviato a fine anno se non ci fossero altre variazioni nei prossimi due trimestri, e' del -14,3%, ma il ministro Gualtieri ha fatto sapere di attendersi un rimbalzo nel 3° trimestre del 15% circa rispetto al precedente.

Le previsioni di Gualtieri sembrano qualche cosa di piu' di una semplice speranza: in Italia l'indice Markit PMI manifatturiero relativo al mese di luglio e' salito a 51,9 punti dai 47,5 punti precedenti (atteso 51,2 punti) mostrando un generale miglioramento dello stato di salute dell'economia manifatturiera italiana.

Quella di luglio e' la prima lettura che supera la soglia discriminante dei 50 punti (che separa contrazione da espansione dell'economia) da agosto 2018. La componente relativa alla produzione e' salita ai massimi dal marzo del 2018. Per la prima volta da due anni aumenta anche il volume dei nuovi ordini (ma quelli esteri restano deboli). E l'Italia non e' la sola a respirare questa aria di ripresa.

A luglio anche l'indice Pmi manifatturiero tedesco di Ihs Markit infatti e' cresciuto portandosi a 51 punti da quota 45,2 di giugno, superando come quello italiano la soglia dei 50 punti che discrimina tra un'espansione da una contrazione. Quella di luglio e' la prima volta dal dicembre 2018 che la soglia dei 50 punti viene superata. I nuovi ordini sono in forte aumento e secondo Phil Smith, direttore economico associato di Ihs Markit, il comparto della manifattura tedesca dovrebbe poter fornire un notevole contributo all' atteso rimbalzo dell'economia nel terzo trimestre.

L'indice Markit PMI relativo al settore manifatturiero dell'Eurozona a luglio e' salito a quota 51,8 punti, superando le stime degli analisti di 51,1 punti e il dato finale di giugno fermo a 47,4 punti. Quella di luglio e' la prima crescita registrata da febbraio 2019. Nell'area euro la crescita e' stata generale, tutti i sotto settori hanno riportato letture oltre la soglia dei 50 punti.

A livello nazionale invece solo Grecia e Paesi Bassi sono rimasti al di sotto del valore di 50 punti.

La Spagna, che come visto sopra ha sofferto grandemente in termini di contrazione del Pil del secondo trimestre, e' la nazione che ha fatto vedere i risultati migliori in termini di aumento dell'indice PMI raggiungendo a quota 53,5 il massimo da 27 mesi.

Reazione importante anche in Francia, dove l'indice ha raggiunto i 52,4 punti, ai massimi da 22 mesi. Nell'area euro l'indagine di IHS Markit mostra per la prima volta da inizio 2019 una crescita della produzione mentre per i nuovi ordini la variazione positiva e' stata la maggiore da inizio 2018 (i nuovi ordini esteri sono in crescita per la prima volta da settembre 2018).

Ovviamente restano delle criticita', in particolare le aziende lavorano ancora al di sotto della loro capacita' produttiva e questo comporta una perdita di posti di lavoro. Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, ha commentato i dati sottolineando che "il mercato del lavoro sara' probabilmente il fattore chiave nel determinare il percorso di ripresa dell'economia".

Un esempio di questa difficolta' e' ben visibile con il mercato del lavoro italiano: il tasso di disoccupazione in Italia e' salito a giugno all'8,8%, in aumento dello 0,6% da maggio. Secondo l'Istat da febbraio 2020 il livello di occupazione e' sceso di 600mila unita' e le persone in cerca di lavoro sono 160mila in meno.

E questi risultati, per quanto negativi, avrebbero potuto essere molto peggiori se non ci fossero stati gli interventi del governo. La Be ha calcolato che in assenza della Cassa integrazione la disoccupazione sarebbe potuta arrivare al 25%.

(AM - www.ftaonline.com)