Leonardo poco mossa ieri nonostante le indiscrezioni del Sole 24 Ore secondo cui il gruppo e' a buon punto nelle trattative per partecipare alla realizzazione del jet cinese CR929 progettato dalla societa' di Stato Comac (Commercial Aircraft Corporation of China). Quest'ultima avrebbe chiesto a Leonardo di realizzare la sezione centrale della fusoliera nello stabilimento di Zhangjagang in joint venture con un partner locale (Kangde). Il titolo ha toccato un massimo intraday a 10,445 euro per poi stabilizzarsi in area 10,20 (close precedente a 10,185 euro). Il rimbalzo e' scaturito dal test l'8 ottobre in area 10 euro della media mobile esponenziale a 50 giorni. Da notare tuttavia che prima di questa reazione, proprio l'8 ottobre, si era realizzata la violazione della trend line che sale dai minimi di giugno, un segnale di debolezza che per il momento e' solo parzialmente rientrato. Solo il superamento di 10,90/10,98 euro, massimi del 25 settembre e del 4 ottobre, fornirebbe un segnale di forza rilevante, anticipando il test del picco del 10 novembre a 12,09 euro. Resistenza successiva a 13,75, lato alto del gap ribassista del 10 novembre. Discese sotto i 10 euro potrebbero invece fare emergere nuovamente le recenti pressioni al ribasso, comparse dal top del 4 ottobre, prospettando almeno la ricopertura del gap crescente del 31 luglio con base a 9,38 circa.

*Astaldi *ha messo a segno ieri la quinta seduta consecutiva positiva, portando l'entità del rimbalzo dal minimo storico del 2 ottobre (0,41 euro) a +107%. Il titolo nella seduta precedente ha approfittato delle indiscrezioni di MF: si ipotizza un intervento più corposo per il salvataggio del gruppo (finora stimato in 1,5 miliardi di euro) e pari ad almeno 2 miliardi, comprendente un aumento di capitale vicino ai 600 milioni di euro (contro i 400 dei precedenti rumor). Il rally di Astaldi è partito subito prima della decisione di Salini Impregilo di rendere ufficiale che "sta seguendo con attenzione le evoluzioni riguardanti società operanti nel settore delle costruzioni all'estero e in Italia, e tra queste anche il Gruppo Astaldi, con l'obiettivo di valutare ogni possibile opzione coerente con i propri obiettivi di disciplina finanziaria e creazione di valore per i propri stakeholders". In precedenza Astaldi era letteralmente crollata dopo la decisione del cda di "adeguare il complessivo Piano di rafforzamento patrimoniale e finanziario presentato al mercato" a causa del "protrarsi della procedura di vendita del Terzo Ponte sul Bosforo", e di presentare domanda di concordato preventivo "con riserva" ai sensi degli artt. 161, sesto comma, e 186-bis (la legge fallimentare). Il gruppo, colpito dai downgrade di Fitch e S&P, aveva anche segnalato la crescita dell'indebitamento finanziario netto a fine giugno a 1.757,7 milioni di euro, da 1.267 milioni a dicembre 2017, e una "temporanea tensione finanziaria a partire dal secondo trimestre 2018". L'analisi del grafico di Astaldi evidenzia che nonostante il recente massiccio rimbalzo il quadro grafico è ancora ben lontano da presentare segnali concreti di miglioramento. Solo con il ritorno in pianta stabile oltre area 1,10 euro (chiusura ieri a 0,85) si creerebbero le premesse per un attacco a 1,43, massimo del 21 settembre e resistenza oltre la quale le prospettive di breve/medio termine volgerebbero al positivo (obiettivi a 1,80). Discese sotto 0,70 potrebbero invece preannunciare nuove flessioni verso 0,41.