Forte ribasso ieri per Saipem, -5,17% a 3,9420 euro: la seduta è stata pessima per tutti i titoli del settore a causa del forte calo del petrolio, sceso nel pomeriggio sui minimi da marzo. Saipem è stata messa sotto pressione anche dal crollo di Seadrill (-22,90% al NYSE) dopo i dati trimestrali peggiori delle attese. Nel trim1 2019 il gruppo attivo nelle trivellazioni offshore ha accusato una perdita netta di 295 milioni di dollari contro i 237 del consensus e prevede per il secondo trimestre un EBITDA adjusted in calo a 55 milioni da 72 nel primo. Il business delle perforazioni costituisce un punto debole per le imprese del settore dei servizi all'industria oil&gas: non è un caso se a inizio aprile Saipem aveva accelerato al rialzo su indiscrezioni di Bloomberg relative a trattative in corso per la vendita delle divisioni drilling onshore e offshore. Il titolo aveva invece innestato la retromarcia quando, durante la presentazione dei risultati del primo trimestre, l'a.d. Stefano Cao ha dichiarato che il gruppo non prevede la vendita delle divisioni drilling, ma sta valutando altre opzioni come aggregazioni con altri operatori del settore o l'ingresso di soci. L'analisi del grafico di Saipem evidenzia la tendenza negativa in essere da circa un mese e mezzo, tendenza riattivata ieri con la violazione del minimo del 13 maggio a 3,9760 euro. Si tratta di un segnale grafico negativo capace di anticipare un test di 3,80/3,85, area dove si concentrano alcuni sostegni statici come il 61,8% di ritracciamento (di Fibonacci) dell'intero rialzo originato dal minimo di fine 2018: sotto questi riferimenti difficile evitare il ritorno in area 3,10. Lo scenario tecnico di breve/medio periodo potrebbe migliorare solo in caso di superamento dei recenti massimi a 4,27, con possibilità di estensione fin sui 4,50/4,55, ex supporti ora resistenze decisive da superare per assistere al ritorno sul picco di aprile a 5,0540.