Netto calo ieri per FCA (-2,82% a 14,12 euro) in sintonia con il settore europeo: l'indice EURO STOXX Automobiles & Parts ha ceduto il 2,11%. Gli investitori sono innervositi dal ritardo della decisione del presidente Trump sul rinvio di ulteriori sei mesi (a maggio 2020) dei dazi sulle auto importate dalla UE: si prevedeva un annuncio entro la fine della scorsa settimana. Segnali negativi anche da Volkswagen -3,30%, che ha rivisto al ribasso la stima di crescita dell'utile operativo nel medio termine (riferito al periodo 2016-2020) ad "almeno il 25%" contro "oltre il 30%" della precedente indicazione. Peggiorata anche la previsione sull'incremento delle vendite a +20% contro il +25% della precedente proiezione. Nelle ultime ore sono giunte altre notizie negative: i dati ACEA sulle immatricolazioni di auto nell'Unione Europea a ottobre confermano la sottoperformance di FCA. A fronte di un +8,7% a/a del mercato, i marchi del Lingotto hanno fatto segnare +2,7%, nel periodo gennaio-ottobre il dato del mercato è +0,9% a/a contro il -9,2% dei marchi FCA. Inoltre lo Stato della California ha annunciato ieri che a partire da gennaio non acquisterà più auto GM, Toyota e FCA per le proprie flotte: questo perchè i produttori citati (e altri membri dell'associazione Global Automakers) hanno appoggiato l'amministrazione Trump nei suoi sforzi per togliere alla California l'autorità legale per introdurre limiti più stringenti per le emissioni. L'analisi del grafico di FCA evidenzia il balzo di fine ottobre dopo l'annuncio delle trattative per la fusione con PSA e il superamento di alcune importanti resistenze. Il titolo è ora chiamato a consolidare i segnali rialzisti, al fine di tentare il ritorno sui massimi storici allineati a 18,20 euro circa toccati nella prima metà del 2018. La tenuta dei riferimenti a 13,70/13,80 e soprattutto il superamento dei recenti massimi a 14,70/14,80 avallerebbero lo scenario positivo, con definitiva conferma oltre 15,75. Discese sotto 13,70/13,80 preannuncerebbero un test di 12,70/12,80, supporto decisivo per scongiurare l'inversione di tendenza e il ritorno sui sostegni strategici poco sotto quota 11.