FCA

FCA perde terreno mercoledi' dopo che la Fiom ha comunicato che nella videoconferenza tra il gruppo automobilistico e le organizzazioni sindacali sono stati confermati sia il piano industriale che l'integrazione con PSA ma che entrambi "certamente subiranno un ritardo data la situazione (emergenza Covid-19, ndr)". Reuters riferisce che in un secondo momento Fiom ha precisato che nella videoconferenza FCA non ha menzionato possibili ritardi dell'operazione PSA. Ricordiamo che circa due settimane fa il titolo del Lingotto aveva accelerato al ribasso su indiscrezioni del Sole 24 Ore secondo cui l'emergenza coronavirus e la probabile recessione che seguirà potrebbero causare il rinvio dell'integrazione con PSA. A pesare sulle quotazioni anche la notizia che FCA US LLC, divisione americana di Fiat Chrysler Automobiles, ha venduto nel primo trimestre 2020 negli Stati Uniti 446.768 veicoli, un calo del 30% circa rispetto ai 498.425 veicoli dello stesso periodo del 2019. A seguito della crisi dovuta al Covid-19 Goldman Sachs ha tagliato le stime per gli utili dei produttori del settore auto europeo del 43% per l'anno in corso, del 5% per il successivo e del 2% per il 2022. Goldman Sachs si attende infatti un calo delle vendite in Europa del 25% quest'anno. In particolare le stime di Eps per Fca vengono ridotte del del 56,5% per il 2020 e del 5,2% per il 2021. Fca ha toccato un minimo intraday a 6,288 euro per poi terminare a 6,323 euro (-3,79%). In caso di violazione anche dei 6 euro atteso il ritorno sul minimo di marzo a 5,51, supporto successivo a 4,76, minimo di settembre 2016. Un primo segnale di ripresa verrebbe oltre area 6,45, target in quel caso il massimo del 25 marzo a 7,58 euro con il quale i prezzi avevano ritracciato un quarto circa del ribasso subito dal top di febbraio a 12,76. Solo oltre area 8,30 sarebbe lecito pronosticare la ricopertura del gap ribassista del 9 marzo con lato alto a 10,31 euro.

Fincantieri

Il cda di Fincantieri ha approvato ieri i risultati dell'esercizio 2019. I dati si sono rivelati inferiori al consensus degli analisti. A pesare sui conti del gruppo triestino è stato soprattutto l'andamento della controllata Vard. I ricavi sono saliti dell'8% a/a a 5,849 miliardi di euro (consensus 5,907); l'EBITDA è sceso a 320 milioni (421 milioni nel 2018, consensus 338) con un'incidenza sui ricavi al 5,5% (7,8% nel 2018, consensus 5,7%); l'EBIT è sceso a 153 milioni (285 milioni nel 2018, consensus 185); il risultato netto adjusted è pari a -71 milioni (+114 nel 2018, consensus +25); la posizione finanziaria netta risulta a debito per 736 milioni (494 a fine 2018, consensus 822). Gli ordini acquisiti nel corso del 2019 ammontano a euro 8.692 milioni (in linea con il 2018), con un book-to-bill ratio (rapporto tra ordini acquisiti e ricavi sviluppati nel periodo) pari a 1,5 (1,6 nel 2018). L'emergenza COVID-19 "sta producendo significativi effetti sul regolare e ordinario svolgimento delle attività aziendali del 2020": Fincantieri ha sospeso le attività produttive nei cantieri italiani a partire dal 16 marzo 2020 e ritiene che la struttura patrimoniale ed economica del Gruppo sia in grado di fare fronte agli effetti dell'emergenza, "Qualora la situazione si risolvesse in tempi ragionevoli". Fincantieri finalizzerà il nuovo Piano Industriale 2020-2024 non appena gli sviluppi dell'emergenza consentiranno un'analisi più chiara del possibile impatto. Una guidance per l'esercizio 2020 sarà rilasciata in occasione della pubblicazione delle relazioni finanziarie intermedie. L'analisi del grafico di Fincantieri mette in evidenza il rimbalzo originato dal minimo dal novembre 2016 toccato lo scorso 17 marzo a 0,39 euro. Il titolo non è riuscito a portarsi sopra gli ostacoli a 0,60/0,65, operazione necessaria al fine di assistere a un tentativo di ritorno sugli ex supporti a 0,80 e quindi all'annullamento del brusco calo partito a febbraio. Discese sotto 0,5180 anticiperebbero un test di area 0,45, ultimo supporto utile per evitare un affondo sugli 0,39 e il rischio di riattivazione del movimento ribassista verso il minimo storico del febbraio 2016 a 0,2610.

Exprivia

Exprivia +4,55% in netto rialzo ieri dopo l'annuncio della decisione della controllata Italtel, stante la perdurante situazione di difficoltà già comunicata al mercato, di presentare domanda per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo a norma degli artt. 160 e ss, l. fall.. Exprivia ha inoltre reso noto di "essere in contatto con un primario Fondo attivo nel segmento della ristrutturazione del debito" e di aver concesso "a tale fondo una esclusiva nelle trattative per una operazione di risanamento e rilancio della controllata Italtel". Il titolo è tornato al di sopra della media mobile a 50 giorni, a 0,6890, riportando le quotazioni sui livelli di febbraio. Oltre 0,845, linea che scende dai massimi del 2017, atteso il test dei massimi di settembre e dicembre a circa 0,96, ostacolo coincidente con la trend line che scende dai massimi del 2017. Al contrario, il ritorno sotto 0,65 euro cancellerebbero il tentativo di rimbalzo facendo temere una rivisitazione di area 0,50.

(SF - www.ftaonline.com)