DiaSorin

DiaSorin +5,58% si riprende immediatamente dopo le incertezze di martedì e fa segnare il nuovo massimo storico a 191,60 euro. Lunedì la notizia dell'approvazione per il test LIAISON SARS-CoV-2 S1/S2 IgG da Health Canada, il dipartimento del governo canadese responsabile della politica sanitaria federale. L'approvazione è stata rilasciata ufficialmente il 12 maggio 2020, rendendo il test sierologico DiaSorin il primo a ricevere l'autorizzazione nel paese. Alla fine della scorsa settimana Banca Akros ha confermato la raccomandazione accumulate sul titolo con target incrementato da 119,20 a 192,50 euro. Secondo gli analisti i test Covid permetteranno al gruppo di incrementare vendite margini quest'anno e nel 2021, per poi ridurre il loro effetto a partire dal 2022. Graficamente il titolo è riuscito al quarto tentativo a sferrare l'attacco risolutivo alla resistenza a quota 187. Una stabilizzazione al di sopra di questo limite aprirebbe ulteriori spazi di rialzo verso obiettivi a 200/203, lato superiore del canale disegnato da marzo. La comparsa di una divergenza ribassista tra il grafico dei prezzi e l'RSI a 14 sedute rischia tuttavia di ostacolare le ambizioni di crescita. Segnali di debolezza giungerebbero sotto quota 171, con conferma alla violazione della base del canale, a 166 circa, per supporti a 150 almeno.

Generali

Generali archivia il primo trimestre 2020 con risultati positivi a livello operativo. I premi lordi crescono dello 0,3% rispetto allo scorso anno attestandosi a 19.163 milioni di euro, un risultato migliore rispetto alle attese degli analisti pari a 18.606 milioni, grazie al +4% del segmento Danni (Vita -1,6%). La nuova produzione in termini di PVNBP (valore attuale dei premi di nuova produzione) si attesta a 10.996 milioni, in aumento del 2,4% a/a (consensus: 10.458). Il risultato operativo si attesta a +1.448 milioni, +7,6% a/a e meglio delle attese fissate a +1.297 milioni: anche in questo caso è stato il segmento Danni (+14,6%) a fare da traino (Vita -0,6%). Molto bene il segmento Asset Management (+32%). Il combined ratio migliora a 89,5%, -2,0 punti percentuali rispetto al primo trimestre 2019 e ben al di sotto del 91,8% previsto dagli analisti. Le notizie negative arrivano dall'utile netto che si attesta a 113 milioni di euro dai 744 di un anno fa e nettamente peggiore rispetto ai 379 del consensus. Il risultato è stato condizionato negativamente da diversi fattori: la spesa non operativa di 100 milioni della costituzione del Fondo Straordinario Internazionale lanciato dal Gruppo per fare fronte all'emergenza Covid-19; il minor risultato delle attività operative cessate, nullo al 2020, che complessivamente ammontava a 123 milioni al primo trimestre dello scorso anno; svalutazioni su investimenti (titoli contabilizzati come disponibili per la vendita) per 655 milioni. Tali svalutazioni, in gran parte non deducibili, hanno determinato anche un raddoppio dell'impatto delle tasse (dal 30,6% al 61,2%). Per l'esercizio 2020 il management "stima che la debolezza dei mercati finanziari e le conseguenze legate allo sviluppo della pandemia avranno un impatto negativo sul risultato netto del 2020, principalmente a causa delle svalutazioni". L'analisi del grafico di Generali mette in evidenza le difficoltà del titolo nell'alimentare il rimbalzo dal minimo pluriennale a 10,1950 euro toccato il 19 marzo. Discese confermate in chiusura di seduta sotto 11,90 preannuncerebbero probabilmente un test del minimo citato, con il rischio concreto di riattivazione della tendenza negativa i 9,76 toccati nell'estate 2016, ed eventualmente sui minimi storici in area 8. Il superamento di quota 12,60 creerebbe invece le premesse per un attacco al massimo di fine aprile a 13,55: in caso di successo via libera verso gli ex supporti, ora importanti resistenze, a 15,50 circa.

Salvatore Ferragamo

Salvatore Ferragamo accelera al ribasso e tocca a 10,15 euro il minimo dal 18 marzo. Sul titolo pesa ancora il report di Credit Suisse dopo i risultati del primo trimestre 2020 in forte calo a causa del Covid-19: giudizio underperform confermato e target ridotto ridotto da 11,00 a 8,40 euro. Nel periodo gennaio-marzo i ricavi sono scesi a 222 milioni di euro, -30,1% a/a a tassi di cambio correnti e -31,5% a cambi costanti. Netta flessione anche per i margini: EBITDA a 12 milioni di euro (-82,2% a/a), EBIT a -36 milioni (rispetto ai +21 milioni del primo trimestre 2019), risultato netto -41 milioni (da +11 milioni del primo trimestre 2019). Il cda ha ovviamente deliberato la revoca della proposta di distribuzione del dividendo sugli utili dell'esercizio 2019 ma ha confermato gli obiettivi di medio lungo termine. Le quotazioni sono scese fino a 10,15 euro dalla chiusura di martedi' a 10,95 euro. Nella seduta di martedi' le quotazioni hanno tentato la rottura in area 11,10 euro della media mobile esponenziale a 20 giorni e della trend line ribassista che scende dal top di gennaio ma dopo una puntata nell'intraday fino a 11,42 non sono riuscite a confermarsi in chiusura oltre l'ostacolo. La discesa vista nelle ultime ore al di sotto di 10,32, minimo del 14 maggio, fa temere la ripresa del ribasso attivo dal top del 24 marzo con obiettivo sul minimo di marzo a 9,50 euro. Sotto quei livelli il target si sposterebbe a 8,60 euro. Solo una chiusura di seduta al di sopra di 11,10 permetterebbe di considerare superata la fase negativa, almeno nel breve termine, con i prezzi che potrebbero tentare di riportarsi in area 13 euro.

(SF - www.ftaonline.com)