Ferrari 

Ferrari in accelerazione rialzista lunedi' dopo la pubblicazione dei risultati del secondo trimestre in netto calo: ricavi -42,6%, utile netto a 9 milioni di euro da 184 milioni nel trim2 2019. La societa' ha rivisto la guidance 2020 stringendo i range, con un lieve peggioramento per quanto riguarda i ricavi e un leggero miglioramento per quanto riguarda l'adjusted EBITDA. Il rialzo e' stato convincente non solo in termini di ampiezza (+3,86%) ma anche di volumi, in evidente crescita (picco dal 19 giugno). I massimi di giornata, a 157,20, sono tuttavia inferiori sia alla trend line che sale dal minimo di marzo (e passante per quello del 25 giugno), violata il 24 luglio e ora in transito a 158,50 circa, sia al lato alto del gap ribassista del 24 luglio con lato alto a 158,10 euro. Solo una salita oltre area 158,50 sarebbe quindi un segnale convincente per tornare a mettere alla prova il massimo del 21 luglio a 160,85 (candela di tipo "shooting star" che compare spesso in corrispondenza di una forte area di resistenza). Alla rottura di 160,85 Ferrari potrebbe puntare al ritorno sul massimo storico del 19 febbraio a 169,05 euro. Discese fino in area 154,00/154,50 non metterebbero in discussione la voglia di rialzo vista lunedi', sotto quei livelli i prezzi potrebbero invece essere tentati di mettere alla prova il supporto di area 152 euro. La violazione anche di quei livelli costringerebbe a considerare probabile il test del minimo del 25 giugno a 145,75 euro (candela giornaliera di tipo "hammer", il reciproco dello "shooting star", altrettanto efficace come livello tecnico anche se in questo caso con ruolo di supporto).

Autogrill

Autogrill estende in avvio di ottava la flessione delle ultime sedute e scivola fino a 3,80 euro lasciando sul terreno il 3,47% (chiusura a 3,89). Il titolo lunedì è risultato penalizzato dall'affondo iniziale di Dufry che ha vissuto una seduta tormentata, terminata in guadagno a 23,71 chf (+2,46%) ma che aveva visto le quotazioni scivolare fino a 21,30 euro da una chiusura precedente a 23,14 euro: il gruppo svizzero attivo nello stesso settore di Autogrill ha chiuso il primo semestre con ricavi pari a 1,59 miliardi di franchi da 4,18 miliardi nel sem1 2019 e un perdita netta di 903,2 milioni da un rosso di 107,3 milioni. Dufry ha ritirato la guidance per l'esercizio a causa delle difficoltà nel formulare previsioni. Il ribasso di Autogrill è preoccupante dal momento che ha comportato la violazione a 3,97 euro del minimo del 21 maggio. A causa della discesa al di sotto di quel supporto diventa probabile il ritorno sul minimo di marzo a 3,14 euro. Sotto quei livelli target a 2,675, minimo di luglio 2012 (candela settimanale di tipo "hammer" dal quale era partito il rialzo culminato a dicembre 2017 a 11,79 euro). Il superamento di area 4 euro sarebbe un primo indizio in favore di un rimbalzo, solo sopra i 4,45 euro, minimo del 1° luglio, vi sarebbero conferme in favore di una fase di ripresa con obiettivi a 4,70 e a 5 euro.

Banca MPS

Banca MPS in netta flessione ieri (-5,75% a 1,4430 euro) dopo le indiscrezioni di Affari&Finanza di Repubblica secondo cui il Tesoro nelle ultime settimane ha provato a capire se da parte di UniCredit +0,40%, Banco BPM -1,81% e BPER Banca -2,58% ci fosse disponibilità a valutare un'integrazione con l'istituto senese, con scarso successo. Ricordiamo che, in base agli impegni presi in occasione della ricapitalizzazione autorizzata dalla UE come aiuto di Stato temporaneo, entro fine anno il Tesoro dovrà indicare il percorso di uscita dal capitale di MPS (ha oltre il 68%), percorso da completare entro il 2021. L'operazione potrebbe complicarsi ulteriormente se venissero confermate le indiscrezioni di stampa della scorsa settimana: la BCE avrebbe chiesto al Tesoro una ulteriore ricapitalizzazione da 700 milioni di euro per concedere l'autorizzazione alla scissione parziale di oltre 8 miliardi di euro di crediti deteriorati a favore di AMCO (Asset Management Company, controllata al 100% dal Tesoro) annunciata a fine giugno, con closing previsto entro il 1° dicembre. Secondo la BCE, dopo la scissione MPS avrebbe infatti ratio patrimoniali eccessivamente inferiori rispetto a quelli dei concorrenti. Ricordiamo che la scissione dei deteriorati rappresenta il passaggio determinante per portare a termine l'uscita del Tesoro dall'azionariato di MPS. L'analisi del grafico di Banca MPS mette in evidenza la massiccia flessione originata dal massimo del 21 luglio a 1,9830 euro. Ieri il titolo è sceso sotto un importante supporto di breve termine (1,50, la base del movimento laterale visto nella prima metà di luglio): in caso di stabilizzazione sotto questo riferimento probabile un test di 1,25-1,30, sostegni decisivi per scongiurare il ritorno sui minimi storici a 0,9750. Segnali di forza oltre 1,60-1,65 per 1,77, mentre una vittoria sulla resistenza a 1,9830 riattiverebbe il rally partito a fine maggio verso 2,24, massimo del 20 febbraio e resistenza valida nel lungo periodo: oltre la stessa verrebbe infatti completato il potenziale doppio minimo in formazione da giugno 2019, figura rialzista con obiettivo ideale coincidente con il massimo del maggio 2018 a 3,48 (obiettivi intermedi a 2,45 e 2,90).

(SF - www.ftaonline.com)