Banco BPM 

Negativa venerdì Banco BPM nonostante le indiscrezioni di stampa relative a un'intensificazione dei contatti con per una fusione con BPER Banca che potrebbe realizzarsi nel primo semestre dell'anno prossimo. Sotto il profilo grafico Banco BPM ha sviluppato una fase correttiva dopo aver toccato il 26 novembre il livello più alto dallo scorso marzo, a 1,97 euro circa. La flessione ha ricondotto le quotazioni a contatto con la base del canale disegnato dai minimi di settembre, a 1,78 circa, un supporto determinante che per il momento sembra arginare le pressioni dei venditori. La tenuta di questo riferimento e la rottura di area 1,93 favorirebbero il ritorno sui massimi di novembre e getterebbero le basi per una estensione del rialzo intrapreso dai minimi di maggio verso il massimo del 24 febbraio a 2,27 euro. Sotto 1,77 invece resterebbe solo la media esponenziale a 50 giorni a 1,73 a difendere da pericolosi cali.

Eni

Leggermente più salata del previsto per Eni la transazione con il Kazakhstan relativa al contenzioso sulle quote di produzione del giacimento del Karachaganak. Il ministro dell'energia di Astana ha dichiarato che la controversia si è risolta con il pagamento di 1,3 miliardi di dollari da parte del consorzio formato dal gruppo italiano (con il 29,25%) e da Shell, Chevron e Lukoil. Secondo precedenti indiscrezioni la transazione era stimata in 1,1 miliardi. In ogni caso Eni sta attraversando una fase decisamente positiva in borsa grazie al potente rimbalzo originato dai minimi da inizio 1996 (oltre +50% da allora), in scia al rally del greggio (tornato sui livelli di inizio marzo). Il titolo è giunto al cospetto di importanti resistenze in area 9 euro, dove troviamo i massimi di luglio e la linea decrescente tracciata per i massimi di aprile e giugno. Una vittoria confermata in chiusura di seduta su questi riferimenti creerebbe le premesse per un'estensione verso 10,10-10,20, ostacoli determinanti nel medio periodo (obiettivi successivi a 11 e 12,50). Discese fin sugli 8,20 circa costituirebbero una fisiologica correzione mentre la rottura di questo sostegno potrebbe anticipare un test di 7,30-7,40, probabilmente l'ultimo appoggio utile a scongiurare il ritorno sui 5,7260 del 29 ottobre.

Ferrari

Ferrari termina la seduta di venerdì con un rialzo dello 0,31% a 176,75 euro annullando quindi il ribasso visto in avvio di giornata, che aveva portato i prezzi fino a quota 173,66, dopo la notizia delle dimissioni dell'a.d. Louis Camilleri dalla carica di a.d. e membro del cda per motivi personali. Camilleri si è dimesso anche da presidente esecutivo di Philip Morris International. Il presidente esecutivo di Ferrari, John Elkann, assumerà la carica di a.d. ad interim. E' stato già avviato il processo di selezione del nuovo a.d.. Al posto di Camilleri John Elkann potrebbe promuovere Michael Manley, l'a.d. di Fca (anche considerando che a guidare Stellantis, il soggetto nato dalla fusione tra Fca e Psa sarà Tavares). Per il momento la flessione dal top di settimana scorsa a 180,10 euro non ha fatto danni all'uptrend: solo sotto 169,05, massimo del 19 febbraio, aumenterebbe il rischio di una correzione estesa del rialzo in atto dal minimo di ottobre a 150,50 con target a 166 e 160 euro. Oltre area 180 le recenti incertezze verrebbero accantonate, prima resistenza a 182,95, top del 9 novembre, poi a 188 euro.

(SF - www.ftaonline.com)