Atlantia

Atlantia perde terreno su indiscrezioni di stampa secondo cui il Movimento 5 Stelle non intende deporre le armi sul tema dell'uscita dei Benetton da Autostrade. A breve potrebbe arrivare sul tavolo di Atlantia l'offerta del consorzio guidato da Cdp di cui fanno parte anche i fondi Blackstone e Macquarie. Graficamente il titolo si è scontrato con un ostacolo tenace rappresentato dal massimo di giugno a 16,2150 euro (e già avvicinato lo scorso novembre). La rottura di questo riferimento rappresenterebbe un segnale di forza significativo capace di rilanciare il rimbalzo partito a marzo 2020 in direzione di obiettivi a quota 17 e 19/19,50, per il test del lato superiore del canale che sale da marzo e riferimento statico definito dai minimi allineati di dicembre 2019 e gennaio 2020. Discese sotto 14,60 costringerebbero invece i prezzi a testare nuovamente il supporto presente a quota 13, base del citato canale.

Eni

Seduta positiva ieri per Eni in controtendenza con il mercato. Il titolo ha potuto contare sul rally del greggio: questa notte sono stati toccati i massimi da inizio 2020, 65,50 dollari/barile per il Brent e 62,20 per il WTI. Da inizio novembre il Brent ha guadagnato oltre l'80%: un progresso considerevole causato da un inverno rigido negli USA e soprattutto dal miglioramento dello scenario macro innescato dall'arrivo dei vaccini e dall'avvio del programma di immunizzazione della popolazione (seppur con alcuni ritardi, soprattutto in Europa). Oltre a questo fattore Eni ieri ha approfittato della notizia giunta martedì a mercato chiuso riguardante l'operazione della Berkshire Hathaway su Chevron (+3,00% al NYSE). La società di Warren Buffett nel corso del quarto trimestre 2020 ha investito ben 4,1 miliardi di dollari nelle azioni del gruppo petrolifero (pari a circa il 2,5% del capitale). Quando Buffett decide di puntare su un titolo le probabilità che questo restituisca performance consistenti è decisamente elevata, quindi molti investitori ne copiano le mosse, estendendo il raggio di azione anche agli altri titoli del settore. Oltretutto le azioni dei gruppi petroliferi non hanno replicato le performance del greggio, di conseguenza sembra esserci spazio per estensioni. Per Eni segnali rialzisti validi nel medio periodo medio sono attesi a seguito di una stabilizzazione sopra 10,00-10,20 euro, prologo ad allunghi verso area 11 e gli ex supporti a 12,50-13,00. La violazione di 8,00-8,15 creerebbe invece le premesse per approfondimenti verso quota 7 almeno.

Stellantis

Debole Stellantis mercoledì con i dati ACEA sulle immatricolazioni di autoveicoli a gennaio nell'Unione Europea: 726 mila unità, in calo di ben il 24% rispetto alle 956 mila di gennaio 2020. Il gruppo Stellantis ha fatto segnare -26,1% con una quota di mercato in calo al 22,7% dal 23,3% di un anno fa. Il titolo ha perso il 2,15% andando a terminare la seduta a 13,21 euro. Le quotazioni stanno disegnando un piccolo potenziale testa spalle ribassista a partire dal top del 3 febbraio, una figura che verrebbe confermata in caso di discese al di sotto dei 13,08 euro. Primo supporto in quel caso a 12,65, media mobile esponenziale a 50 giorni, già messa alla prova dai minimi del 28 gennaio a 11,96 euro. La violazione della media, coincidente in questa fase con la trend line rialzista disegnata dal minimo di fine ottobre, sarebbe un segnale di debolezza preoccupante, potenzialmente introduttivo a cali fino in area 11,50 euro. Supporto intermedio a 11,96. La tenuta di 13,08 e la rottura di 13,55 permetterebbero invece un rimbalzo che al di sopra di 13,70 potrebbe puntare al test del massimo del 19 gennaio a 14,25 euro.

(SF - www.ftaonline.com)