L'Asia si è lasciata alle spalle il sell-off di mercoledì, con Shanghai e Shenzhen che hanno guadagnato il 2% e oltre, e dopo la positiva seduta dei mercati europei, anche Wall Street torna a crescere. La guerra commerciale non è dimenticata ma iniziano a emergere segnali di una possibile ripresa dei negoziati tra Washington e Pechino (mentre Donald Trump è impegnato al vertice Nato di Bruxelles e poi volerà a Londra). Principale fattore rialzista a New York è però il dato sui prezzi al consumo: l'inflazione Usa è salita al 2,9% annuo in giugno, sui massimi dal 2012 (più debole quella core, che con il 2,3% annuo è comunque sul livello più elevato dal 2,3% segnato anche nel gennaio 2017). Positiva inoltre la lettura sulle richieste di sussidi di disoccupazione, che ha evidenziato una contrazione contro la crescita per quanto marginale attesa dagli economisti. Il risultato sono Dow Jones Industrial Average e Nasdaq Composite in rialzo di circa lo 0,80% in avvio di seduta, contro il progresso intorno allo 0,50% dell'S&P 500.

Sul fronte valutario, il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in marginale ribasso, a fronte soprattutto di un rafforzamento della sterlina, mentre i Treasury decennali sono poco mossi, consolidandosi sui massimi di oltre una settimana. Flessione moderata per il petrolio, dopo il traccolo di mercoledì, mentre oro e soprattutto rame recuperano terreno. Degli undici sottoindici che compongono l'S&P 500 solo Utilities e Real Estate sono in calo mentre le performance migliori sono per i titoli industriali e, soprattutto, tecnologici (il sottoindice Technology è in rialzo dell'1%). Intel si piazza in vetta al Dow Jones (con un guadagno superiore al 2%), mentre migliore performer di S&P 500 e Nasdaq è Texas Instruments, in rally del 4% circa. Secondo migliore performer in realtà, perché davanti a tutti c'è Ca Technologies, in rialzo di oltre il 18% dopo che Broadcom ha annunciato di avere raggiunto l'accordo per il takeover dell'ex Computer Associates International, per un enterprise value di 18,9 miliardi. L'altra faccia della medaglia è il crollo del 15% della stessa Broadcom, per i dubbi del mercato sul valore strategico dell'operazione. Secondo peggiore titolo dell'S&P 500 dietro appunto a Broadcom è L Brands, che scivola del 10% dopo avere comunicato dati relativi alle vendite di giugno che evidenziano una frenata per il retailer Usa del settore abbigliamento (noto soprattutto per il brand dell'intimo Victoria's Secret).