Mercati asiatici in declino, in gran parte a causa degli Usa e del sempre più probabile incremento dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve (Fed) già nel meeting di giugno. I verbali relativi all'incontro di 26 e 27 aprile del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie) hanno infatti confermato che l'intenzione sarebbe quella di intervenire sui tassi il mese prossimo. Prospettiva che ha ovviamente rafforzato il dollaro e, di conseguenza, indebolito gran parte delle materie prime, dal petrolio (in flessione di oltre l'1%), al bene-rifugio oro (in modesto declino dopo essersi deprezzato dell'1,6% già mercoledì), a rame, piombo e nichel (in calo di quasi mezzo punto percentuale). L'altra faccia della medaglia è stata l'indebolimento dello yen, sceso ai minimi di tre settimane nei confronti della valuta Usa. E per questo la piazza di Tokyo si è mossa in controtendenza nella regione, pur erodendo gran parte dei guadagni in chiusura. Il Nikkei 225 ha infatti limitato allo 0,01% il suo progresso. Sempre intorno alla parità, ma in negativo, l'indice più ampio Topix, che segna un declino dello 0,06% al termine degli scambi. Decisamente più netta la flessione di Sydney e Seoul: l'S&P/ASX 200 e il Kospi perdono infatti lo 0,61% e lo 0,51% rispettivamente.

Complessivamente la seduta è dunque negativa per i mercati dell'Asia, con l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che ha proseguito il declino di mercoledì, scivolando ai minimi delle ultime sei settimane. In controtendenza la performance delle piazze della Cina continentale, trainate al rialzo soprattutto dai titoli tecnologici e dalle Pmi quotate a Shenzhen, anche se i volumi degli scambi sono limitati a confermare i dubbi sulla tenuta dell'economia di Pechino. A circa un'ora dalla chiusura, lo Shanghai Composite è in modesto progresso, mentre lo Shanghai Shenzhen Csi 300 ha eroso gran parte dei suoi guadagni e si muove intorno alla parità, ma in negativo. Lo Shenzhen Composite, dopo il crollo del 2,68% registrato mercoledì, è in progresso di poco meno di un punto percentuale. Allineata al clima ribassista dell'Asia è invece Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in flessione di circa lo 0,60% (performance simile anche per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China).