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Dire che questi mercati sono difficili da interpretare e' un eufemismo: lo S&P 500 ha archiviato il mese di dicembre con il 9,2% di perdita, la peggiore performance dal 1931, peggio ancora del 2008, anno dell'ultimo crollo, mentre ora si avvia a chiudere il mese di gennaio con il maggiore guadagno dal 1987 e il miglior mese in assoluto dall'ottobre del 2015.

Il Dow Jones e' salito del 7,17% a gennaio, il maggior incremento mensile dal 2015 e il migliore gennaio degli ultimi 30 anni.

La grande paura di una recessione sembra gia' dimenticata, del resto giovedi' due titoli chiave, come Facebook e GE, presentando i risultati trimestrali e le proiezioni future hanno battuto le aspettative e presentato proiezioni di fatturato decisamente allettanti.

Certo, DowDuPont, che fa parte del Dow Jones Industrial, e' sceso pesantemente per aver presentato risultati non convincenti (ma non negativi) e anche Microsoft ha sofferto, pur presentando profitti (poco) al di sopra delle attese, ma l'intonazione generale dei dati trimestrali e convincente. Per il momento il 70% circa delle societa' dello S&P500 che ha presentato i dati trimestrali ha infatti battuto le attese.

E' vero che questa ormai e' storia e che i dati importanti sono quelli che verranno, non ci sono stati pero' tanti profit warning da risultare un coro, solo qualche voce isolata. Sullo sfondo resta poi la "guerra dei dazi", ma nelle ultime ore hanno iniziato a circolare insistentemente voci di un incontro tra Donald Trump e Xi Jinping per la fine di febbraio (anche se poi Trump ha dichiarato alla stampa che non e' scontato che un accordo definitivo venga siglato entro il 1° marzo, scadenza della "tregua" tra Usa e Cina).