Difficile per l'investitore orientarsi sui mercati finanziari: nelle ultime ore, mentre gli indici di tutto il mondo scendevano a capofitto, dagli Usa provenivano dati che mostravano come la fiducia dei consumatori fosse salita ai massimi dall'aprile del 2008 battendo di gran lunga le attese degli economisti.    Eppure i mercati continuano ad avere i nervi a fior di pelle per il timore che dall'Europa possa partire una ennesima crisi finanziaria che renda vani gli sforzi fatti dai governi fino a questo momento per rimettere in moto l'economia. Poco importa che CajaSur, la cassa spagnola salvata dalla Banca centrale di Madrid, gestisca solo lo 0,6% degli asset dell´intero sistema creditizio spagnolo, la sfiducia dei mercati sull´Europa è ipersensibile a ogni segnale e lo trasforma in perdite dei listini. Non si spiega diversamente altrimenti il crollo di Unicredit, arrivato a perdere ben oltre l'8%. Male anche i titoli di stato, con lo spread tra i titoli decennali sia italiani sia spagnoli ed il Bund che e' tornato a salire a livelli che non si vedevano dall'annuncio del piano di salvataggio da 1 trilione di dollari messo a punto da Ue e Fmi. E la debolezza dell'Europa contagia anche Wall Street. A indebolire le piazze azionarie del paese a stelle e strisce sono infatti non solo le preoccupazioni su un aumento della tensione tra le due Coree dopo l'affondamento di una nave sudcoreana ma anche e soprattutto i timori degli investitori su un prolungamento della crisi finanziaria in Europa che stanno continuando a fare volare il dollaro (e di conseguenza mettono pressione al ribasso sul prezzo del greggio). Come detto le cifre macroeconomiche pubblicate sono positive, ma questo non basta a contrastare l'emotivita' dei mercati. Il Conference Board ha annunciato che l'indice sulla fiducia dei consumatori e' salito nel mese di maggio a 63,3 punti, ben superiore alle attese degli analisti che si aspettavano un valore pari a 59 punti. Non tutti i dati sono comunque cosi' chiaramente positivi. La Federal Reserve di Richmond ha reso noto che il proprio indice, che misura l'andamento dell'attivita' manifatturiera nell'area di Richmond, e' sceso nel mese di maggio a 26 punti. Nel primo pomeriggio e' stato poi comunicato che l'indice S&P/Case Shiller, che controlla il prezzo delle abitazioni nelle 20 principali citta' statunitensi, ha evidenziato nel mese di marzo una flessione dello 0,5% su base mensile. Il calo e' piu' marcato delle stime degli analisti che si aspettavano una discesa dello 0,3%. Su base annuale l'indice e' salito del 2,3% (consensus +2,4%). A Piazza Affari il Ftse Mib ha ceduto il 3,4%, il Ftse All-Share il 3,33% ed il Ftse Star il 2,8%. Il settore finanziario paga pesantemente i timori su un possibile arresto della ripresa europea dopo le manovre di austerity varate dai principali governi del Vecchio Continente. In particolare Unicredit finisce in asta di volatilità in corso di seduta e chiude le contrattazioni con un ribasso del 7,51% a 1,6 euro. In rosso anche Intesa Sanpaolo (-3,33%), Bpm (-4,97%) e Banca Mps (-3,87%). I pesanti ribassi di Piazza Affari si ripercuotono anche su Fiat e la sua holding di controllo Exor: i due titoli cedono rispettivamente il 5,65 e il 4,79 per cento. Fiat chiude a 8,10 euro dopo aver toccato un minimo a 7,95. L'estrema volatilità dei mercati manda dunque sull'ottovolante anche l'azione della società guidata da Sergio Marchionne, nonostante il gruppo abbia reso noto che gli ordini per la nuova Alfa Giulietta si siano attestati a quota duemila e settecento in pochi giorni. Stm cede il 4,87% a 6,05 euro subendo la cattiva intonazione dei mercati e del comparto dell'elettronica dopo il downgrade di JP Morgan su titoli come Arm, Aixtron e Infineon. L'apprezzamento del dollaro potrebbe penalizzare i prodotti tecnologici su vari mercati e questo detta qualche preoccupazione che si aggiunge alle incertezze sulla tenuta della domanda. Cede alle vendite anche Seat Pagine Gialle che si riporta a 12,68 centesimi con un ribasso del 5 per cento circa. Il cfo del gruppo Massimo Cristofori ha confermato a margine di una conferenza l'obiettivo di limitare il calo dei ricavi previsto per quest'anno al -2/-4% e di non prevedere ulteriori problemi per il rispetto dei covenant sul debito. (AC)