Dopo un avvio d'ottava in positivo per Wall Street (migliore dei tre principali indici Usa l'S&P 500, apprezzatosi lunedi dello 0,37%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza è stata invece di generalizzato per quanto lieve calo. Di scena in settimana le banche centrali: gli investitori guardano alla decisione del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Federal Reserve che si occupa di politiche monetarie) attesa per mercoledì e le aspettative sono di una revisione della politica monetaria per un solo rialzo dei tassi d'interesse nel 2019. Anche la Bank of England si pronuncerà nei prossimi giorni e in Asia toccherà ai board degli istituti di Indonesia, Filippine e Thailandia (anche per loro non sono previsti interventi ma potrebbe essere indicata una certa volontà di tagliare nei prossimi mesi, a fronte di una bassa inflazione diffusa più o meno ovunque nella regione). Il risultato è stato un andamento piatto per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che in avvio di seduta aveva comunque toccato i massimi dallo scorso 21 settembre.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è sostanzialmente invariato e il parallelo guadagno dello 0,20% dello yen sul biglietto verde contribuisce alla performance negativa di Tokyo. A fine sessione il Nikkei 225 limita comunque la sua perdita allo 0,08% (ha fatto peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,21%). L'indice dei prezzi delle case è calato del 2,4% sequenziale in Australia nel quarto trimestre 2018, contro il precedente declino dell'1,5% e la flessione del 2,0% stimata dagli economisti. Su base annua è invece stato del 5,1% il calo dei prezzi, in peggioramento rispetto alla contrazione dell'1,9% del terzo trimestre e contro il declino del 5,0% del consensus. E a Sydney è stata dello 0,09% la contrazione dell'S&P/ASX 200 al termine degli scambi.