Dopo il giovedì di rialzo per Wall Street (i tre principali indici Usa hanno tutti chiuso su nuovi massimi), la tendenza positiva prosegue alla riapertura degli scambi in Asia, ancora al traino di Tokyo: il Nikkei 225, dopo il rally del 3,26% registrato nella precedente sessione, chiude con un guadagno dello 0,89% (e l'andamento è identico per l'indice più ampio Topix). Tra i principali mercati della regione, però, la performance migliore è quella di Seoul, dopo che il ministero sudcoreano dell'Unificazione ha comunicato che Pyongyang ha accettato la proposta di meeting per settimana prossima (il primo incontro ufficiale di alto livello tra le due Coree dal 2015). E alla fine è dell'1,25% l'apprezzamento di Seoul. Clima positivo confermato dal guadagno intorno allo 0,30% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, lontano di circa un punto percentuale dal suo picco storico del novembre 2007.

Sul fronte valutario, il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa Usa contro le altre dieci principali monete, è in calo dello 0,60% nell'ottava e si muove sui minimi da settembre, a fronte soprattutto del rafforzamento dell'euro (e marginalmente anche della sterlina). Poco mosso invece lo yen, che si è comunque moderatamente deprezzato sul biglietto verde nell'intera settimana. Tra le materie prime, marginale indebolimento del greggio, che resta in ogni caso non lontano dai massimi di quasi tre anni, e dell'oro. Secondo fonti citate da Bloomberg, Pechino dovrebbe stabilire un target "intorno al 6,5%" per la crescita del Pil nel 2018, in linea con quello del 2017. Nell'ultimo trimestre dell'anno, intanto, l'espansione dell'economia della Cina dovrebbe essersi attestata al 6,7% contro il 6,8% del terzo. In chiusura, Shanghai Composite e Shanghai Csi 300 hanno guadagnato lo 0,18% e lo 0,24% rispettivamente, contro il progresso limitato allo 0,04% dello Shenzhen Composite. Più contrastata la giornata di Hong Kong: a circa un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng si muove infatti sotto la parità (e la performance è sostanzialmente uguale per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in declino di circa lo 0,10%). Netto rialzo invece per Sydney, con l'apprezzamento dello 0,74% segnato dall'S&P/ASX 200.