Dopo la netta contrazione con cui Wall Street aveva terminato la scorsa settimana (peggiore dei tre principali indici Usa il Nasdaq, crollato venerdì del 3,05%), la nuova ottava parte ancora con il freno tirato in Asia. A fronte di un riaccendersi delle tensioni tra Cina e Washington, in scia alla dura reazione di Pechino all'arresto in Canada di Meng Wanzhou (chief financial officer e vice chairman di Huawei Technologies), il clima ribassista risente anche dei molti dati macroeconomici in uscita. Secondo quanto comunicato sabato dalla General Administration of Customs (l'autorità delle dogane di Pechino), in novembre l'export dalla Cina, calcolato in dollari, è salito del 5,4% annuo, in decisa frenata rispetto al balzo del 15,6% di ottobre e ben al di sotto del 10,0% del consensus di Reuters. Il surplus della bilancia commerciale cinese nei confronti dei soli Usa è però salito in novembre sul nuovo record assoluto di 35,55 miliardi di dollari. Lo scorso mese il tasso d'inflazione è invece calato in Cina al 2,2% annuo dal 2,5% registrato in settembre e ottobre e contro il 2,4% atteso dagli economisti. Il risultato è stato una flessione ampiamente superiore all'1% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che si muove sui minimi di tre settimane.

Sul fronte valutario, il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in moderato declino e il parallelo rafforzato dello yen sul biglietto verde ha contribuito a spingere al ribasso la piazza di Tokyo: il Nikkei 225 in chiusura segna infatti un declino del 2,12% (ha fatto meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque di un deciso 1,89%). Sul fronte macroeconomico, il Pil del Giappone è calato del 2,5% annuo nel terzo trimestre, contro il progresso del 3,0% del secondo (e il declino dello 0,9% dei primi tre mesi dell'anno, prima contrazione dalla fine del 2015). La lettura è stata rivista al ribasso dal calo dell'1,2% comunicato su base preliminare. Rivista anche al ribasso dallo 0,3% allo 0,6% la flessione registrata dall'economia nipponica su base sequenziale.