Ottava movimentata per il petrolio Wti che ha invertito bruscamente la rotta dopo l'allungo di lunedì, a seguito degli attacchi portati alle infrastrutture dell'Arabia saudita che ne hanno dimezzato la capacità produttiva. Per il Wti si è trattato del maggio rialzo giornaliero (in questo caso del 14,7%) da dicembre 2008. Le rassicurazioni di Riad di una possibile ripresa rapida dei flussi dagli impianti danneggiati e l'apertura da parte degli Stati Uniti all'utilizzo delle riserve strategiche hanno dunque evitato distorsioni clamorose del mercato riportando le quotazioni sotto i 60 dollari al barile. Graficamente si è trattato di un "return move" verso i 58 dollari, per un test dall'alto della trend line disegnata dai top del 2018, recentemente rotta al rialzo. Se i prezzi dovessero scendere al di sotto di questo riferimento occorrerebbe considerare l'ipotesi di essere stati testimoni di una "bull trap", un falso segnale rialzista (scaturito dalla rottura di area 57 dollari). Spesso la "bull trap" viene seguita da movimenti estesi e veloci in direzione contraria al segnale negato, aumentando il rischio che il calo delle ultime sedute non abbia ancora esaurito le spinte ribassiste. Conferme in tal senso giungerebbero sotto 54/55 dollari, con conferme ulteriori in caso di cedimento di 52,90 circa, minimi del 28 agosto e 3 settembre. Sotto questo limite atteso l'affondo in area 50,50 circa, determinante nel medio lungo termine. Lo scenario peggiorerebbe sotto quest'area per obiettivi a quota 45, eventualità che spianerebbe la strada verso i bottom di fine 2018 a 42,36 dollari. La tenuta di area 57/58 prospetterebbe invece la realizzazione di nuovi rialzi verso 63,80 e 66,60 dollari, massimi annuali.