Il Consiglio di Amministrazione di Parmalat, riunitosi, in data odierna, come già previsto e comunicato il 21 aprile scorso, ha preso atto e compiuto una prima valutazione dei pareri rilasciati dai consulenti ai quali erano stati sottoposti taluni quesiti, avuto riguardo alla Relazione del Collegio sindacale ex art. 2408, secondo comma, cod. civ., al fine di consentire agli amministratori di operare, in modo informato, ogni necessaria e opportuna valutazione sul tema. Le conclusioni, che qui di seguito si riportano sommariamente, alle quali gli advisor nominati sono giunti, seppur seguendo differenti percorsi logici e metodologici, vanno tutte nella medesima direzione.

In particolare il Prof. Paolo Gualtieri ha concluso che:

"1. A nostro parere, il contratto di cash pooling non ha procurato alcun danno a Parmalat.

  1. L'analisi di DGPA [consulente del Collegio sindacale] non è del tutto condivisibile dal punto di vista metodologico perché, proprio nei casi in cui i conteggi supportano l'esistenza di un danno, si fonda su scenari controfattuali che non rispettano la logica ex ante che deve informare la valutazione prognostica alla base dell'analisi differenziale e che non rappresentano la situazione più probabile in cui si sarebbe trovata Parmalat in assenza del cash pooling.

  2. La nostra analisi economica dimostra che Parmalat per conseguire un risultato più alto di quello ottenuto avrebbe dovuto investire una quota rilevante della liquidità in titoli di stato italiani e in depositi a tempo di banche italiane i cui rendimenti aumentarono perché il rischio Italia del pari aumentò e fu percepito come molto elevato dagli investitori.

  3. Non ci pare esigibile dagli amministratori di una società industriale un comportamento che, per cercare di ottenere maggiori rendimenti, innalzi i rischi finanziari per l'impresa in contraddizione con le scelte della gran parte degli investitori professionali."