Nuovamente in ripiegamento le quotazioni del petrolio nei mercati internazionali. Il future sul Brent cede sull'Ice l'1,51% e si riporta a quota 60,76 dollari al barile, mentre il derivato sul WTI *passa di mano a 51,89 dollari con uno svantaggio sul riferimento di 1,35 punti percentuali. Il greggio perde quota nonostante i cali del dollaro (Dollar Index* -0,23%) che normalmente incoraggiano le quotazioni delle commodity che lo adottano come valuta.

Se si guarda al Brent, va notato però che gli allunghi di oggi a 62,49 dollari hanno proposto un test delle resistenze poste in quell'area e che dai minimi di fine dicembre 50,51 dollari i recuperi sono stati consistenti, sebbene abbiano recuperato appena un terzo circa del valore perduto con i crolli subiti da ottobre alla fine del 2018.
Una pausa nel rimbalzo, anche se l'RSI a 14 è ancora ben distante dall'ipercomprato, è comprensibile dopo una rimonta quasi consecutiva di due settimane.

Restano all'attenzione il confronto sino-americano sui dazi, i risultati dei *tagli produttivi di Opec e alleati *(che per ora sembrano attuare un ribilanciamento del rapporto tra domanda e offerta nel mercato del greggio) e la *produzione statunitense *(che come noto rischia di vanificare gli sforzi del cartello e della Russia).

(GD - www.ftaonline.com)