Piazza Affari chiude in territorio positivo. Spread in forte ribasso. FTSE MIB +0,21%.

Mercati azionari europei in verde. Wall Street debole: a ridosso della chiusura delle borse europee S&P 500 -0,1%, NASDAQ Composite -0,3%, Dow Jones Industrial -0,3%. A Milano il FTSE MIB ha terminato a +0,21% (performance settimanale +2,22%), il FTSE Italia All-Share a +0,24%, il FTSE Italia Mid Cap a +0,10%, il FTSE Italia STAR a +0,47%.

BTP e spread in forte miglioramento. Il rendimento del decennale segna 0,98% (chiusura precedente a 1,02%), lo spread sul Bund 142 bp (da 156) (dati MTS).

*Tra i dati macroeconomici pubblicati in giornata segnaliamo negli USA: nuovi lavoratori dipendenti non agricoli *luglio +1,763 milioni (precedente +4,791 milioni R, consensus +1,6 milioni). In Germania: produzione industriale giugno +8,9% m/m da +7,8% (atteso +8,1%); saldo bilancia commerciale giugno +14,5 mld da +7,6 mld (atteso +10,1 mld). In Italia: saldo bilancia commerciale giugno +6,23 mld da +5,584 mld.

Nexi +2,94% guadagna terreno. Oggi Il Sole 24 Ore scrive che durante il lockdown la percentuale di acquisti effettuata con carte di credito, debito o fedeltà è passata dal 57% del dato medio 2019 al 68%: un incremento del 9% in un solo anno, identico a quello messo a segno (dal 48% al 57%) ma tra il 2011 e il 2019. Nexi è leader nei pagamenti digitali in Italia.

Unipol +2,54% termina in territorio positivo una seduta nervosa in scia ai risultati del primo semestre: raccolta diretta assicurativa in calo a 6,1 miliardi di euro (-16,4% a/a) ma risultato netto consolidato in forte progresso a 617 milioni di euro (353 milioni nel sem1 2019).

I bancari riducono le perdite nel finale: FTSE Italia Banche -0,31%. In rosso Banco BPM -1,85%: il secondo trimestre si è chiuso con una perdita netta di 46,4 milioni di euro.

In controtendenza FinecoBank +1,82%: nel mese di luglio la raccolta netta si attesta a 679 milioni di euro (+62% a/a), con decisa preponderanza della componente gestita, in crescita a 650 milioni (oltre 11 volte il risultato di luglio 2019).

*Banca MPS -6,49% *si conferma sotto pressione e prolunga la correzione partita ieri pomeriggio dopo la pubblicazione dei risultati al 30 giugno. Nel secondo trimestre il risultato netto di pertinenza della capogruppo è pari a -845,2 milioni di euro da +65,2 milioni nello stesso periodo del 2019. Il risultato è stato penalizzato da "componenti non operative negative per 384 milioni di euro per accantonamenti a fronte di rischi legali e impegni contrattuali (legati a cessioni di assets), contributi straordinari ai fondi di sistema e oneri riferibili all'operazione di derisking". Il cda dell'istituto senese comunica inoltre che venerdì scorso "sono pervenute ulteriori richieste stragiudiziali per 3,8 mld di euro da parte della Fondazione MPS": il petitum delle richieste stragiudiziali sale a 4,8 miliardi. MPS si riserva ogni azione a tutela del proprio patrimonio in risposta all'iniziativa della Fondazione.

*Pirelli -3,47% *perde ulteriore terreno dopo il -4,76% accusato ieri in scia ai risultati del primo semestre: ricavi -31,6% a/a e risultato netto in perdita per 101,7 milioni di euro da un utile di 307 milioni nel sem1 2019. Il gruppo ha rivisto al ribasso gli obiettivi 2020: ricavi attesi a circa 4,15-4,25 miliardi di euro (da 4,3-4,4 miliardi la precedente indicazione), margine EBIT adjusted atteso a circa 12% -13% (da circa 14% -15%), generazione di cassa attesa a circa 190-220 milioni di euro (da circa 230-260).

Performance negative per i petroliferi *in scia al greggio *che si allontana dai massimi da inizio marzo toccati mercoledì pomeriggio. Il future ottobre sul Brent segna 44,45 $/barile (massimo a 46,20 circa), il future settembre sul WTI segna 41,30 $/barile (massimo a 43,50 circa). Eni -1,71%, Tenaris -1,17%, Saipem -0,83%.

Atlantia -0,97% perde terreno: secondo indiscrezioni di stampa gli incontri di ieri con CDP non hanno portato alcun progresso nelle trattative per la definizione di un accordo su Autostrade per l'Italia. Atlantia avrebbe ribadito le due strade per l'uscita da AspI proposte martedì in occasione della pubblicazione dei risultati del primo semestre, ovvero la vendita della partecipazione (pari all'88%) tramite un canonico processo competitivo internazionale gestito da advisor indipendenti "al quale potrà partecipare CDP congiuntamente ad altri Investitori Istituzionali di suo gradimento", o una scissione parziale e proporzionale e quotazione in borsa. In prativa Atlantia vorrebbe massimizzare il ricavato dall'alienazione della quota. CDP ha invece confermato di puntare all'ingresso in AspI tramite un aumento di capitale a prezzi convenienti per sé (ma non per Atlantia). Nella sostanza i negoziati sono al palo in attesa di nuovi round di trattative.

(Simone Ferradini - www.ftaonline.com)