*UBI Banca +3,3% *in ottima forma: la BCE ha stabilito che, per il 2019, il Gruppo dovrà rispettare, a livello consolidato un requisito minimo di CET1 pari al 9,25% fully loaded. Al 31 dicembre 2018 UBI Banca vantava un CET1 Ratio fully loaded dell'11,34%, quindi ben al di sopra del minimo fissato dalla BCE. Venerdì UBI aveva chiuso la seduta a -4,32% dopo l'uscita dei dati 2018. L'utile dell'esercizio, al netto delle poste non ricorrenti, si è attestato a 302,4 milioni di euro, quasi il doppio rispetto ai 188,7 milioni del 2017 e miglior risultato degli ultimi 10 anni. Il consigliere delegato Victor Massiah aveva però auspicato che il prossimo cda (imminente il passaggio al sistema monistico) produca un nuovo piano industriale (anche se quello attuale scade a fine 2020) al fine di aggiornare gli obiettivi alla luce del differente scenario che si prospetta (tassi di mercato negativi rispetto alla previsione di tassi leggermente positivi nel 2019, crescita prevista del PIL dallo 0,2% allo 0,6% anziché allo 0,9% previsto nel Piano Industriale, credit spread più elevati, incertezze sui mercati nazionali e internazionali).

*Sale Azimut Holding +4,0% *dopo l'intervista rilasciata ad Affari&Finanza di Repubblica dal presidente Pietro Giuliani: il manager si è detto disponibile a prendere in esame eventuali aggregazioni. Giuliani ha anche ribadito un concetto espresso più volte negli ultimi mesi, ovvero che c'è interesse a far scendere il titolo in borsa al fine di rendere scalabile il gruppo attivo nel risparmio gestito (le posizioni short più consistenti sono quelle di Blackrock e Engadine Partners). In merito al recente varo del nuovo modello di calcolo delle commissioni, Giuliani ha precisato che restano comunque inferiori a quelle dei concorrenti. Buone indicazioni dagli asset esteri (Australia in primis).