Piazza Affari negativa. Male i bancari, petroliferi in forte progresso. FTSE MIB -0,52%.

Mercati azionari europei in rosso. Wall Street positiva: a ridosso della chiusura delle borse europee S&P 500 +0,2%, NASDAQ Composite +0,5%, Dow Jones Industrial +0,1%. A Milano il FTSE MIB ha terminato a -0,52%, il FTSE Italia All-Share a -0,47%, il FTSE Italia Mid Cap a -0,18%, il FTSE Italia STAR a -0,60%.

BTP e spread in peggioramento. Il rendimento del decennale segna 0,57% (chiusura precedente a 0,53%), lo spread sul Bund 113 bp (da 111) (dati MTS).

Tra i dati macroeconomici pubblicati in giornata segnaliamo negli USA: indice ISM manifatturiero dicembre a 60,7 punti da punti 57,5 (atteso 56,6). In Germania: variazione n° disoccupati dicembre -37 mila da -40 mila (atteso +10 mila); vendite al dettaglio novembre +1,9% m/m da +2,6% (atteso -2%).

Segni meno tra le utility in scia al rialzo dei rendimenti: Hera -2,56%, Enel -0,73%, Terna -1,16%. Debole il risparmio gestito: Banca Mediolanum -2,54%, Banca Generali -1,89%, Azimut -1,04%. Vendite anche sul lusso: Moncler -2,76%, Brunello Cucinelli -3,52%, Salvatore Ferragamo -1,21%.

In rosso Pirelli -1,63% a 4,2880 euro. JP Morgan peggiora la raccomandazione sul titolo da neutral a underweight e riduce il target a 4,00 euro.

Bancari ancora sottotono: l'indice FTSE Italia Banche segna -1,03%, appesantito da Intesa Sanpaolo -1,09% e Unicredit -1,09%. Performance migliori per Banco BPM -0,03% e BPER Banca +0,82%, su cui restano accesi i riflettori per una futura fusione.

In netta controtendenza Banca MPS, +6,09% a 1,0970 euro, che scatta in avanti a metà seduta e sale a testare gli ex supporti a 1,12-1,13. Una stabilizzazione oltre questi riferimenti preannuncerebbe un attacco al picco di fine novembre a 1,2860: in caso di successo il quadro grafico di medio periodo migliorerebbe sensibilmente lasciando spazio a estensioni verso 1,40 e 1,60-1,65. Il titolo approfitta delle indiscrezioni del Messaggero, secondo cui è allo studio un progetto di separazione degli asset toscani (circa 300 filiali e sede storica) in quella che potrebbe essere definita una mini-MPS (con conservazione del brand), da effettuare contestualmente alla fusione con Unicredit. La spinta verso questa soluzione arriva, sempre secondo il quotidiano romano, dalla richiesta delle istituzioni politiche locali di avere un occhio di riguardo per gli aspetti territoriali e occupazionali. La separazione del ramo d'azienda toscano renderebbe anche il boccone più semplice da digerire per Unicredit. Inoltre, prosegue il Messaggero, i legali della banca e della Fondazione MPS potrebbero a breve trovare un accordo per neutralizzare l'azione di responsabilità da 3,8 miliardi di euro promossa dall'ente nei confronti di Rocca Salimbeni: a metà gennaio il cda di MPS potrebbe riunirsi per esaminare il dossier.

*Petroliferi in accelerazione *grazie brusco rimbalzo del greggio che tocca i massimi da fine febbraio 2020, superando quelli di ieri mattina. Il future marzo sul Brent ha raggiunto i 53,41 $/barile, il future febbraio sul WTI i 50,02 $/barile. Eni +3,71%, Tenaris +3,58%, Saipem +4,13%.

In verde anche Saras +3,32%. Il margine di raffinazione EMC alla fine della scorsa settimana si è attestato a -0,1 $/barile, in progresso dai -0,9 della precedente. Si è trattato del quarto rialzo consecutivo dai -2,5 $/barile del 4 dicembre.

Alerion Cleanpower +16,73% non accenna a rallentare e anche oggi tocca il nuovo massimo storico a 15,25 euro. Il gruppo attivo nell'energia da fonti rinnovabili potrebbe essere tra i maggiori beneficiari dei 52 progetti italiani attualmente allo studio per impiegare le risorse del Recovery Fund.

Carel Industries, -6,31% a 18,10 euro, perde terreno e si assesta poco sopra il prezzo (18 euro per azione) cui Luigi Nalini S.a.p.a. ha collocato a investitori qualificati in Italia e istituzionali all'estero circa il 3,6% del capitale sociale della società. A seguito del completamento dell'operazione, Luigi Nalini S.a.p.a. detiene una partecipazione pari a circa il 20% del capitale sociale della società, corrispondente a circa il 24,91% del totale dei diritti di voto.

Balzo in avanti per Safilo Group, +16,38% a 0,8990 euro, che supera le resistenze a 0,81 circa rappresentate dai recenti massimi allineati e riattiva il movimento rialzista originato dal minimo storico di fine ottobre a 0,4950. Il titolo sembra intenzionato ad attaccare il massimo di giugno a 0,9280, riferimento oltre il quale verrebbe completato il potenziale doppio minimo in formazione da marzo, figura che potrebbe lanciare i prezzi verso il picco del dicembre 2019 a 1,6180, con obiettivo intermedio a 1,17. Discese sotto 0,77 preannuncerebbero invece un pericoloso test del recente minimo a 0,7185.

(Simone Ferradini - www.ftaonline.com)