La Fed del resto ha recentemente rivisto le sue attese di crescita per il 2019 al 2,1%, e' quindi ragionevole pensare che questo dato sia destinato a restare un fenomeno isolato. La revisione al ribasso delle stime di vendita da parte di Intel per l'intero anno e' uno dei tanti segnali che vanno in questa direzione. La seconda stima del Pil del primo trimestre verra' proposta il 30 maggio.

L'incremento dei prezzi al consumo e' stato dell'1,3% escludendo le componenti piu' volatili come cibo ed energia, quindi un valore ancora bene al di sotto della soglia di allerta della Fed. La banca centrale potra' quindi rimanere fuori dai giochi ancora per un po' di tempo prima di essere chiamata in causa per nuovi rialzi dei tassi (il che spiega in parte la reazione del dollaro, che contro euro inizialmente ha ceduto fino a 1,1175 circa anche se poi si e' riportato molto vicini ai minimi di periodo di area 1,1125).

Anzi, se effettivamente il 3,2% di crescita del Pil dovesse confermarsi il valore piu' alto dell'anno, a fine 2019 la Fed potrebbe prendere anche in considerazione un ribasso del costo del denaro. Chi esce vincitore dalla presentazione del dato del Pil e' quindi sicuramente Trump, che puo' vantarsi ora del risultato raggiunto (e infatti parlando con i giornalisti mentre si recava ad un evento a Indianapolis ha parlato di "an incredible number") e che in futuro, se effettivamente le cose dovessero peggiorare, avra' buoni motivi per continuare a pungolare le Fed per allentare i cordoni della borsa.

(AM - www.ftaonline.com)