Accelerano al rialzo nel pomeriggio i prezzi del petrolio nei mercati internazionali. Sull'Ice il future sul *Brent *guadagna l'1,85% e si porta a 41,21 dollari al barile. Il derivato sul *WTI *segna un corposo rialzo del 2,3% a 39,45 dollari.

La maggior parte degli osservatori collega l'accelerazione delle quotazioni del greggio alle condizioni meteo del Golfo del Messico. Il Centro Nazionale per gli Uragani degli Stati Uniti ha affermato che la tempesta tropicale *Zeta *dovrebbe raggiungere il livello di uragano nell'approccio domani alla costa settentrionale del Golfo. Le numerose compagnie petrolifere dell'area (da BP a Chevron ad Equinor) hanno evacuato gli impianti e Reuters riporta di un calo stimato della produzione in loco del 16%, ossia circa 294 mila barili al giorno. Una contrazione repentina dell'output che si tradurrebbe dunque negli attuali rialzi dei prezzi del barile.

Va detto che questi movimenti sono coerenti anche il calo dello 0,25% del Dollar Index di queste ore: come noto le valutazioni del greggio tendono a muoversi in direzione opposta a quelle del biglietto verde.

Vanno ricordati dati macroeconomici relativamente positivi giunti oggi dai profitti industriali cinesi e dagli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti.

Sulle quotazioni del petrolio continuano però a pesare anche le minacce della pandemia alla domanda.

A complicare lo scenario contribuisce l'Opec+, che dovrebbe aumentare la produzione di greggio di circa 2 milioni di barili al giorno dal prossimo gennaio dopo i forti tagli di quest'anno. Nel frattempo la Libia potrebbe accrescere in maniera importante il proprio output. Lo scenario rimane insomma assai complesso.

(GD - www.ftaonline.com)