Record assoluto a dicembre per il Cboe put/call ratio e per i volumi di opzioni scambiate, entrambi segnali di un mercato ipervenduto. Il forte rialzo messo a segno dai mercati azionari Usa il 26 dicembre, con lo S&P500 cresciuto del 4,96% (migliore performance dal 23 marzo 2009) ha preso un po' tutti di sorpresa, e gli operatori stanno ancora cercando di dare una ragione a quel movimento. Alcune fonti fanno risalire le origini di quel balzo alla sempre crescente importanza del mercato delle opzioni. Il volume delle opzioni scambiate, secondo i dati dell'Options Clearing Corporation (OCC), e' cresciuto nel 2018 del 22% a 20 milioni di contratti al giorno, un valore nettamente superiore a quello del precedente record del 2011. La volatilita' storica a 3 mesi dello S&P500 nel 2011 aveva toccato un picco del 36,7% circa, valore che non e' stato raggiunto nel 2018, che si e' fermato al 23,6%, comunque il valore piu' alto di questi ultimi anni dopo appunto il picco del 2011). Il Vix invece si e' accontentato in questo ultimo scorcio del 2018 di raggiungere area 36, il quarto picco piu' alto dopo quelli di meta' 2011, del 2015 e di inizio 2018 (ma a febbraio di quest'anno erano stati gli aumenti dei salari negli Usa e in Germania a fare scattare all'insu' il Vix, notizie positive interpretate negativamente dai mercati che intravedevano gia' allora il rischio che una stretta monetaria potesse danneggiare l'economia ma che altrettanto rapidamente erano state dimenticate). La volatilita', storica ed implicita, hanno un andamento sostanzialmente inverso rispetto a quello del trend degli indici azionari, tendono quindi a salire durante le fasi di difficolta' della borsa, che sono poi quelle nelle quali il ricorso alle opzioni, almeno per quello che riguarda la funzione di strumento di copertura dei portafogli, aumenta. Non deve poi essere dimenticato che molti fondi all'aumentare della volatilita' sono costretti a diminuire l'esposizione sugli asset piu' volatili (maggiore volatilita' = maggiore rischio), dando origine ad un effetto valanga, per cui con la liquidazione delle posizioni i prezzi delle azioni scendono e la volatilita' sale, facendo scattare ulteriori vendite. Se all'inizio del 2018 l'impennata della volatilita' era stata episodica, negli ultimi mesi, con il moltiplicarsi delle criticita', dalla guerra dei dazi alla debolezza di Trump dopo le elezioni di medio termine, dalle problematiche dell'area euro, con Regno Unito, Francia e Italia ciascuno sotto pressione per motivi diversi, alla debolezza dei mercati emergenti a causa della forza del dollaro, e' diventata una costante. Le opzioni sono un modo per proteggere i portafogli dal rischio di ribasso ma anche un modo per speculare sull'ipotesi di realizzazione di diversi scenari, e in questa fase di (probabile) fine ciclo economico i possibili scenari si moltiplicano (atterraggio morbido, duro, solo rallentamento, aumento tensioni geopolitiche tipico delle fasi pre-recessive...). Nei primi 11 mesi dell'anno sono state oggetto di trading 4,7 miliardi di opzioni, piu' del totale di ogni intero anno da quando nel 1973 l'Options Clearing Corporation ha iniziato a raccogliere i dati. Per il motivo gia' spiegato, in corrispondenza dei picchi di scambi delle opzioni, si realizzano dei flessi sugli indici di borsa (volatilita' e quotazioni azionarie hanno andamento inverso), flessi che rischiano di essere amplificati proprio a causa dei volumi che interessano il mercato delle opzioni (l'effetto valanga di cui sopra); durante i cali dell'S&P500 di febbraio e di ottobre i volumi giornalieri sulle opzioni hanno raggiunto i 24 milioni. Ormai si e' giunti ad una tale importanza del mercato dei derivati che spesso e' l'andamento di questi che condiziona il prezzo delle azioni e non viceversa. E il motivo del rialzo del 26 dicembre sembra da ricercare proprio in questa direzione. Una delle strategie piu' popolari e' stata di recente la "condors", che prevede anche la vendita di put (la put e' una scommessa al ribasso, ma nel caso venga venduta significa che si scommette su di un rialzo per incassare il premio). Durante il veloce ribasso della seconda meta' di dicembre quelli che avevano in piedi queste strategie sono stati costretti a ricomprarsi le opzioni vendute e a venderne di nuove per mantenere in piedi la scommessa. Ad un certo punto, mercoledi' 26 dicembre, uno o piu' grossi operatori hanno gettato la spugna e hanno ricomprato i put spread senza venderne di nuovi, alleggerendo la pressione sul cash, dando quindi respiro all'indice e iniziando un effetto valanga, ma questa volta al rialzo. Rimanendo in argomento opzioni, da notare come dopo il picco del 20 dicembre a 1,825 (record assoluto), il CBOE put/call ratio e' tornato sui valori della normalita' (retta regressione lineare per il 2018 a 1,05 circa, per il 2017 a 0,90 circa). Il put/call ratio tocca un picco in area 1,35/40 o oltre solo in prossimita' di situazioni di deciso ipervenduto del mercato.