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Ritracciamenti e borse, a che punto siamo? I ritracciamenti di Fibonacci sono utilizzati per cercare di valutare la forza e la rilevanza di una fase correttiva. Quando dopo un movimento importante, come il ribasso visto per i principali indici dai massimi di febbraio ai minimi di marzo, inizia una fase di rimbalzo, che viene denominata "correzione", e' lecito iniziare a domandarsi se e quella correzione sia destinata a durare e fino a dove possa spingersi.

L'osservazione dei comportamenti passati mostra che molto spesso, se il rimbalzo si limita a "ritracciare", ovvero a percorrere in direzione contraria, una percentuale tra il 50% e il 61,8% (che e' un valore ricavato dalla successione di Fibonacci, detto anche il "golden ratio", per chi volesse approfondire https://it.wikipedia.org/wiki/Sezione_aurea), e' destinato ad essere riassorbito dal trend precedente. Il altre parole fino a che la reazione vista dai minimi di marzo non riuscira' a superare il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal massimo di febbraio essa sara' da considerare una fase di rimbalzo temporanea che non annulla la precedente tendenza ribassista ma che la interrompe solo fino a quando questa non riprendera'.

Se invece il 61,8% di ritracciamento viene superato, ovvero se il rimbalzo riesce a ripercorrere una percentuale superiore al 61,8% della precedente discesa, aumentano in modo significativo le possibilita' di assistere almeno al ritorno sull'origine del movimento di ribasso, quindi sui massimi di febbraio (in alcuni casi di gennaio). L'analisi dei ritracciamenti dei principali 30 indici azionari ci mostra che solo tre di questi, il Topix giapponese, l'indice Sox dei semiconduttori (PHLX Semiconductor Sector) e lo Smi svizzero, si sono avvicinati con il recente rimbalzo al 50% di ritracciamento del ribasso precedente. Gli indici italiani hanno ritracciato il 32% il Ftse Mib, il 31% il Ftse All Share, il 29% l'All Stars, il 25% il Mid Cap.

Il Dax ha ritracciato il 34%, il Cac 40 il 37%, l'Ibex 35 il 29%. Per quello che riguarda la borsa Usa invece lo S&P500 ha ritracciato il 37%, il Nasdaq Composite il 37%, il Dow Jones Industrial il 39%. Per il momento quindi il quadro generale e' chiaro, nessuno tra i principali indici di borsa ha superato con la reazione vista nell'ultima settimana quelle resistenze che permetterebbero di considerare il rialzo qualche cosa di piu' di un semplice rimbalzo tecnico, attualmente pertanto continua a comandare il trend ribassista.

Rispetto alla chiusura di venerdi' 27 marzo e' possibile determinare quanto dovrebbero salire gli indici prima di superare la soglia critica del 61,8% e fornire quindi un segnale di forza potenzialmente duraturo: la piu' vicina e' la borsa giapponese, al Topix manca infatti solo il 5,3% e al Nikkei il 9,1% per superare la resistenza critica, relativamente vicino poi il comparto tecnologico Usa, con il Nasdaq distante il 14,8% e il Sox il 14%, molto distante il Ftse Mib: servirebbe un rialzo del 25,8% dai valori di chiusura di venerdi' per oltrepassare la soglia di resistenza critica.

Se invece i prezzi dovessero iniziare a scendere dai massimi toccati settimana scorsa inizialmente la flessione potrebbe anche dimostrarsi solo un inciampo temporaneo. Lo stesso ragionamento fatto prima si applica anche in questo caso: fino a che il ribasso si limita a ritracciare il 61,8% del rialzo precedente (quello dai minimi di marzo) puo' essere considerato temporaneo, sotto quella quota invece si rischia di vedere riprendere una tendenza ribassista duratura.

Nel caso del Ftse Mib questo supporto critico e' a 15558 punti, distante il 7,5% dalla chiusura di venerdi', nel caso dell'S&P500 invece si colloca a 2362 punti, distante il 7,1%.

Insomma, le principali borse hanno da giocarsi uno spazio cuscinetto del 7/8% prima di alzare le braccia in segno di resa e abbandonare le speranze di poter proseguire sulla via del rialzo.

(AM - www.ftaonline.com)