Torna a perdere quota l'azionario italiano dopo un fragile tentativo di recupero e a fronte di mercati europei e statunitensi orientati al ribasso in un clima di risk off che ha incoraggiato beni rifugio come lo yen, il dollaro o il Bund tedesco (ma non l'oro che sembra subire gli effetti dell'apprezzamento del biglietto verde).
A Piazza Affari il* Ftse Mib* cede l'1,28%, il Ftse Italia All Share l'1,16%, il Ftse Italia Mid Cap lo 0,46% e il Ftse Italia Star lo 0,21 per cento.

Proseguono le tensioni tra Italia e Commissione Europea. Il governo nazionale ha minacciato un veto sul bilancio europeo. Il commissario europeo Guenther Oettinger *ha dichiarato che il mancato pagamento dei contributi nei tempi stabiliti sarebbe una violazione dei trattati che comporterrebbe penalità, ma il viceministro Luigi *Di Maio ha commentato: "Le considerazioni di Oettinger sono ancora più ipocrite perché non li avevamo sentiti su tutta la questione della Diciotti e adesso si fanno sentire solo perché hanno capito che non gli diamo più un euro". I contrasti dell'Italia con l'Europa, che si incentrano sul tema dell'immigrazione ma sono capaci di allargarsi ad argomenti economici come i parametri di Maastricht o il bilancio europeo hanno coinvolto anche il presidente francese Emmanuel Macron *che, dopo le critiche del ministro Matteo *Salvini *e del premier ungherese Viktor Orban incontratisi ieri a Milano, ha affermato: "Non cederò di un passo ai nazionalisti e a coloro che propagandano un discorso di odio. Se hanno voluto vedere nella mia persona il loro oppositore principale, hanno ragione". Le posizioni in Europa sono comunque assai articolate e la Germania, per bocca di Jorg *Kukies, viceministro all'Economia, ha affermato che la proposta di un budget europeo avanzata dallo stesso Macron non è una priorità, anzi: "Perché dovremmo indebolire l'Unione Europea insediando una struttura parallela?", si è chiesto retoricamente Kukies, affermando che sarebbe utile dirigere le risorse del budget verso la stabilizzazione, la competitività e la convergenza. Difficile non vedere in questa posizione una crepa nel piano unico di riforma dell'Eurozona promosso da Germania e Francia soltanto a giugno.