Le tensioni commerciali tra Usa e Cina si sono moderatamente allentate dopo che martedì Donald Trump ha dichiarato di avere avuto un dialogo "molto buono" con Pechino e sottolineato che i negoziati tra i due Paesi non sono collassati. A contribuire al recupero di fiducia dei mercati hanno contribuito anche le aspettative per un piano di stimolo da parte delle autorità di Pechino, in scia a dati macroeconomici che hanno evidenziato il rallentamento della crescita cinese.
Lo scorso mese la produzione industriale è salita in Cina del 5,4% annuo, in rallentamento rispetto al precedente balzo dell'8,5% e contro il 6,5% del consensus di Reuters. Le vendite retail sono invece cresciute del 7,2% annuo, in frenata rispetto all'8,7% di marzo. Il dato, che si confronta con l'8,6% del consensus di Reuters, segna la performance più debole dal marzo 2003.
Negli USA le vendite al dettaglio hanno evidenziato nel mese di aprile un decremento dello 0,2% m/m, in netto peggioramento rispetto alla lettura precedente pari a +1,7% e inferiore alle attese fissate su una variazione positiva dello 0,2%.
La produzione industriale di aprile ha evidenziato una flessione dello 0,5% rispetto al mese precedente. Il dato ha deluso le aspettative (+0,0%) risultando in calo dalla rilevazione precedente (+0,2%, rivisto al rialzo da -0,1%).
Trump anche nei confronti dell'Europa ha deciso di adottare un atteggiamento più morbido: gli Usa potrebbero posticipare di 6 mesi rispetto alla scadenza del 18 maggio eventuali decisioni in merito all'introduzione di tariffe doganali sulle auto.
L'impressione è che l'intensità degli attacchi di Trump nei confronti di Cina ed Europa sia inversamente proporzionale alla qualità dei dati macro in uscita, indicazioni di rallentamento dell'economia lo inducono a più miti consigli.