Dopo un'altra seduta contrastata per Wall Street (unico in negativo dei tre principali indici newyorkesi ancora il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi giovedì dello 0,09%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza mista è proseguita mentre l'epidemia di coronavirus (25 le vittime accertate) ha spinto Pechino a prendere misure senza precedenti con otto città (e oltre 25 milioni di persone) in quarantena: chiuse Wuhan, Ezhou, Huanggang, Chibi, Qianjiang, Zhijiang, Jingmen e Xiantao, tutte nella provincia di Hubei. Per le festività del Capodanno cinese (che quest'anno cade il prossimo 25 gennaio) stop alle piazze di Shanghai e Shenzhen (riapriranno solo venerdì 31 gennaio). Ferme le contrattazioni anche a Seoul, che non scambierà neppure lunedì 27 gennaio. E il clima contrastato viene confermato da un indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, sostanzialmente invariato.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è poco mosso come lo è lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 chiude in rialzo dello 0,13% (segno opposto per l'indice più ampio Topix, deprezzatosi seppure di appena lo 0,06%). Sul fronte macroeconomico, in dicembre il tasso d'inflazione è salito in Sol Levante allo 0,8% annuo dallo 0,5% di novembre, contro lo 0,7% del consensus. L'inflazione core è invece cresciuta allo 0,7% annuo dallo 0,5% precedente, in linea con le attese degli economisti. L'indice Pmi Jibun Bank del Giappone stilato da Markit è salito su base preliminare in gennaio a 49,3 punti dai 48,4 punti della lettura finale di dicembre, quando si era attestato sui minimi dai 48,1 punti del giugno 2016.